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L’ex sindaco in aula per rispondere su Casa Giacomone

L’ex sindaco in aula per rispondere su Casa Giacomone

SERRAMAZZONI. È stata la volta di Sabina Fornari ieri al processo per Casa Giacomone, la lottizzazione sulla montagna di Serra per cui sono finiti a processo l’ex responsabile dell’Ufficio tecnico...

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SERRAMAZZONI. È stata la volta di Sabina Fornari ieri al processo per Casa Giacomone, la lottizzazione sulla montagna di Serra per cui sono finiti a processo l’ex responsabile dell’Ufficio tecnico Enrico Tagliazucchi, la sua collaboratrice Enrichetta Giacobazzi, il geometra Daniele Gorrieri e in ambito privato gli ingegneri Adriano Vandelli (progettista) e Alessandro Giovannini (committente). Presenti in aula anche l’assessore all’Urbanistica Andrea Convenuti, il vicesindaco Simone Gianaroli e una delegazione di Libera.

Come ex assessore all’Urbanistica, la Fornari è stata chiamata a testimoniare dall’avvocato Luca Pastorelli (difesa Vandelli e Giovannini) e ha dato la sua versione dei fatti, sostenendo la correttezza delle scelte fatte dall’amministrazione, anche nell’abbassamento della strada, che ne avrebbe mitigato l’impatto. Uno degli aspetti tornati più volte nel processo è l’assenza di numero di protocollo su molti elaborati. Lei ha riferito di essere stata a conoscenza del problema e di aver provato a internalizzare l’ufficio nel servizio Urbanistica, ma che la giunta non voleva. In questa situazione, chiunque si trovava in segretaria poteva trovarsi a protocollare.

Le è stato chiesto se ci sono verbali a riguardo, ma ha detto di no. Nell’ambito della lottizzazione del Pp 23, cuore del processo, le hanno domandato che cosa l’amministrazione avesse domandato ai privati, e lei ha detto di aver chiesto soldi per i lampioni pubblici, considerando lo scambio vantaggioso, ma ha sottolineato anche l’importanza di un’area ceduta al Comune che di per sé è in forte pendenza (il campo delle noci), ma avrebbe avuto un valore affettivo per la comunità perché lì un tempo si andava a slittare.

Si è parlato anche del famoso errore da 28mila metri della scheda, che ha portato a un aumento della superficie fondiaria del 75%. Lei ha detto di sapere della discrepanza e di aver sentito Tagliazucchi dire più volte agli istruttori delle pratiche di non attenervisi perché non era giusta. Ma non si è mai provveduto alla correzione. (dm)

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