«La fondazione per le polisportive salva il patrimonio»
L’assessore Guerzoni conferma le intenzioni di creare l’ente «Se vogliamo garantire un futuro serve razionalizzare»
Si chiamerà PoliMo, e riunirà tutte le polisportive e i soggetti assimilabili a questi spazi tra concessioni del Comune e diritti di superficie.
Lo ha confermato ieri l’assessore allo sport Giulio Guerzoni, dopo la notizia pubblicata dal nostro giornale sull’iter, già iniziato ufficialmente con una commissione apposita in Comune, per costruire questa fondazione di partecipazione.
Tempi?
«Lavoreremo tutto quest’anno per essere operativi dal 2017». L’assessore Guerzoni è sicuro che con questo progetto potrà ridare nuova linfa ad un sistema economicamente in sofferenza, perchè il dato economico è innegabile: «Se vogliamo portare le polisportive al servizio anche delle prossime generazioni, è necessario oggi razionalizzare e fare economie di scala gestionale sulla città».
C’è il rischio oggi, con la situazione attuale, di dover chiudere delle polisportive?
«È’ una situazione che non è nè più nè meno grave degli ultimi quindici anni. Dovremo razionalizzare, certo. In questo momento nessuna polisportiva a Modena ha una spesa corrente drammatica. Ci sono difficoltà, questo sì, sia dentro che fuori Coop Spazio».
Coop Spazio è l’immobiliare che ne racchiude dodici. Sono almeno una trentina i soggetti ai quali il Comune si dovrà riferire per concludere il progetto della Fondazione PoliMo. Dodici sono oggi raccolti in Coop Spazio e rispondono a Morane, Gino Pini, Gino Nasi, Baggiovara, Villanova, San Faustino, Sacca, Saliceta, Modena Est, Bocciofila Modenese, Invicta e Madonnina.
Appunto, Madonnina. Si dice che sia quella con maggiori criticità?
«Madonnina, come altre polisportive, è in difficoltà ma in grado di galleggiare e andare avanti molto meglio di quanto non poteva permettersi due anni fa. È evidente che chi ha fatto ingenti investimenti nei primi anni Duemila, li aveva fatti immaginando che uno scenario di crisi simile non si sarebbe mai verificato».
Le concessioni patrimoniali, invece, sono dieci e riguardano Albareto con la Forese Nord, Cittanova, Villa D'Oro, Virtus, Sirenella, Circolo dipendenti Hera, San Donnino, Circolo Ausl, Marzaglia e Bocciofila Treolmese. Otto, invece, i singoli diritti di superificie: Corassori, Torrazzo, Cognento, San Damaso, Portile, Ex Cnh, Geesink e Fratellanza. Così facendo, insomma, le polisportive/associazioni mantengono la propria governance interna ma contemporaneamente eleggono il loro rappresentante nell'assemblea dei partecipanti della Fondazione e decidono il presidente della Fondazione stessa. Alle associazioni resta la gestione sportiva, ricreativa e sociale oltre al coordinamento delle attività dirette, ma cambieranno le responsabilità in merito alle tematiche patrimoniali.
Da quale necessità è partito il progetto della Fondazione?
«Preciso che lo stiamo ancora verificando e mi auguro che tutti accettino questa soluzione. Le polisportive e tutti quei soggetti prima citati non dimentichiamoci che sono patrimonio pubblico, del Comune, dei modenesi. E quindi abbiamo il dovere di amministrarle. La Fondazione serve a salvaguardare questo patrimonio continuando a renderlo fruibile a tutti con quell’attività di base, che sia sportiva o di intrattenimento, che fa del nostro tessuto sociale ancora un vanto. Perché Modena, proprio per questo, è una esperienza unica in Italia».
Perché una polisportiva che oggi è in salute dovrebbe accettare di finire all’interno di un “calderone” dove i guadagni sarebbero divisi con chi sta peggio?
«Chi oggi sta bene starà ancora meglio. La Fondazione toglierà le responsabilità di investimento e indebitamento, accentrerà la governance, produrrà economie di scala nelle gestioni, dalle bollette ai servizi, e sgraverà di responsabilità quel mondo del volontariato al quale Modena deve tantissimo ma che oggi è in oggettiva difficoltà con il ricambio generazionale».
Assessore, concludendo: ma i soldi dove li prenderà?
«Dopo nove anni è tornato il bando sugli investimenti: pochi? Quelli sono, e quelle risorse all’interno della fondazione permetterebbero a tutta la città di vedere garantiti i propri spazi».
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