Gazzetta di Modena

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Marito e moglie in silenzio davanti al gip

di Carlo Gregori
Marito e moglie in silenzio davanti al gip

Vignola. Interrogatorio di garanzia per gli accusati del tentato omicidio: la Pancaldi è scossa e chiederà i domiciliari

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VIGNOLA. Salvatore Vascoli e Rosario Sambasile, i due presunti killer, hanno risposto alle domande del gip Paola Losavio nel corso dell’interrogatorio di garanzia svoltosi ieri in carcere a Sant’Anna. Non così invece i presunti mandanti: Cristina Pancaldi e il suo compagno Fabio Rasponi, assistiti dai difensori Mario Marchiò e Gianluca Scalera - la coppia accusata di aver organizzato e ordinato l’omicidio del padre di lei, Luciano Pancaldi di Vignola - si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Il motivo, hanno spiegato i due difensori, sta nel dissesto psicologico in cui stanno vivendo i due. Lei imbottita di tranquillanti, lui sconvolto. Per lei una probabile richiesta di mitigare le misure cautelari dall’arresto in carcere ai domiciliari, intenzione valutata in queste ore.

Chi ha parlato e chi no, insomma, ma dagli interrogatori condotti a Sant’Anna non è trapelato nulla, perché gli stessi difensori spiegano di aver appena iniziato ad affrontare le carte di questa indagine minuziosa condotta dai carabinieri della Tenenza di Vignola e dal pm Pasquale Mazzei. Tra gli elementi che stanno emergendo, la presunta catena di comando: la figlia della vittima designata e il suo compagno frequentavano Sambasile e Sambasile sarebbe stato il tramite per contattare Vascoli. Un killer piuttosto improvvisato: stando a quanto appreso dal difensore, l’avvocato Andrea Alberghini, Vascoli ha la fedina penale pulita e non risulta un tipo incline alla violenza. Ha un alibi per il 19 novembre, giorno dell’accoltellamento di Luciano Pancaldi? Il difensore non si sbottona. Sicuramente però, come emerso, Vascoli aveva seri problemi economici: aveva perso il lavoro di tornitore e doveva ancora trovare il suo nuovo recente posto di commesso di un negozio di frutta e verdura. Di Sambasile, poi, si sa davvero poco se non che è una conoscenza fatta dalla coppia di presunti mandanti solo pochi mesi fa. I tre si sarebbero frequentati abbastanza assiduamente. Ma come sia nata l’idea di far uccidere il 74enne con un “contratto di killeraggio” da ventimila euro, non è ancora chiaro, né come sarebbe stata gestita questa cospirazione. Per saperne di più, forse è solo questione di ore.

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