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Maserati, operai allarmati ma la priorità è il salario

di Andrea Perini
Maserati, operai allarmati ma la priorità è il salario

I lavoratori pur di mantenere il proprio posto accetterebbero il ricollocamento «È da irresponsabili non preoccuparsi, ma speriamo non ci siano licenziamenti»

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Preoccupazione e rassegnazione. Ma l’importante resta non perdere il posto di lavoro per portare uno stipendio a casa. In sintesi sono questi i pensieri più comuni degli operai dello stabilimento modenese di Maserati, all’indomani della notizia dei possibili 120 esuberi causati dalla fine della produzione dei modelli GranCabrio e GranTurismo e dal fatto che forse nessuna auto del Tridente sarà più prodotta a Modena.

L’apprensione riguarda l’incertezza dei ricollocamenti perché «al momento si parla di cambio di stabilimento per alcuni di noi -racconta un operaio che ha preferito rimanere anonimo- ma alla fine sarà effettivamente così?».

Ma non tutti pensano che questa situazione sia peggiore di altre passate dallo stabilimento. Giovanni, in azienda da una vita, non ha voluto rivelare il proprio cognome né il comparto in cui lavora, ma pensa che «la situazione attuale sia stata drammatizzata. Nessuno perderà il proprio posto di lavoro. Ci sono molti operai che volontariamente accetterebbero il cambio di sede. I cambiamenti danno sempre fastidio, è normale. Soprattutto qui dove siamo stati abituati bene».

Questo però non consola Vincenzo De Luce, operaio del comportato produzione, per il quale «la preoccupazione deriva anche da come sta andando avanti il lavoro in questo ultimo periodo. Quest’anno stiamo lavorando a singhiozzo. Dicono che integreranno la produzione con l’ Alfa 6C ma al momento queste sono parole. Vedremo cosa ci riserverà il futuro».

L’incertezza pervade anche Claudio Fasanella, 30 anni e da dieci operaio di Maserati, ora addetto alla produzione di Alfa 4C: «Sinceramente se domani mi dicessero che verrò ricollocato io accetterei, ma preferirei di gran lunga rimanere a Modena, anche perché abito proprio a due passi dallo stabilimento che raggiungo ogni giorno a piedi. A dicembre saranno dieci gli anni di lavoro consecutivo all’interno di Maserati. Peccato che questo “anniversario” caschi proprio in concomitanza con la fine della produzione del Tridente a Modena».

Per Daniele Luigi, napoletano da 38 anni a Modena e dal 2007 operaio nello stabilimento di viale Ciro Menotti, è «da irresponsabili non essere allarmati in questo particolare periodo. Nessuno però, da quello che è emerso in questi giorni, rimarrà a casa. Se dovessi rientrare tra gli operai in esubero accetterei il trasferirmi in un altro stabilimento. Non posso certo buttar via i miei 38 anni di contributi. Certo che se dovessi scegliere preferirei essere spostato a Torino, dove verranno ancora prodotte le Maserati».

Tutti concordano sul fatto che «essere spostati è meglio di perdere il posto di lavoro», rimarca Fabio Moncada, da dieci anni operaio del Comparto Testing. «I sindacati ci hanno detto che per i prossimi due anni non verranno prodotti modelli Maserati a Modena. L’azienda ha bisogno di numeri che qui non riusciamo a garantire. Per noi l’importante è non perdere il posto di lavoro».

In 15 anni di lavoro Stefano Cileo non è mai stato convito come quest’anno «che la situazione sia davvero delicata. In passato ci sono sempre state voci di possibili esuberi per via della fine della produzione di Maserati. Quest’anno però non sono solo voci. Il disastro sembra sempre più reale». E per quanto riguarda il ricollocamento sottolinea: «Non tutti possono accettare lo spostamento. Chi ha famiglia e una casa si troverebbe a dover lasciare tutto».

Carmine Garofalo, ventinovenne addetto alla produzione della 4C, ricorda comunque che «bisogna ancora attendere per capire le decisioni reali dell’azienda. Al momento niente è sicuro».

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