Sindacati e istituzioni in coro: «Un simbolo da non perdere»
Malessere diffuso, toni più o meno allarmistici, interventi a raffica. Il futuro incerto dello stabilimento Maserati a Modena ora è sulla bocca di tutti ma una volta di più vale le pena ricordare che...
Malessere diffuso, toni più o meno allarmistici, interventi a raffica. Il futuro incerto dello stabilimento Maserati a Modena ora è sulla bocca di tutti ma una volta di più vale le pena ricordare che per anni a Modena l’unica voce che si levava in questa direzione era quella di Fiom Cgil, sbertucciata da tutti, o quasi, quando sollevava forti dubbi sulle prospettive del Tridente. Ora quelle parole vengono ripetute da chiunque. «Il futuro dello stabilimento Maserati di Modena ci preoccupa - dice Claudio Mattiello di Fim Cisl Emilia Centrale - perchè l'azienda continua a non fornire risposte chiare e concrete. Tuttavia siamo impegnati a tutti i livelli per trovare soluzioni. Rispetto alla Uilm noi siamo meno ottimisti sulla possibilità che venga prodotto a Modena un nuovo modello Maserati. Ma poichè un nuovo modello richiede tempi non brevi di industrializzazione, si pone, anche nella migliore delle ipotesi, un problema di scarico di lavoro, quantificabile in circa 120 persone, 105 operai e 15 impiegati». Fca ha dato la propria disponibilità per il distacco, che potrebbe diventare definitivo, di circa 50 persone in Ferrari; il passaggio di una decina di persone nella divisione Maserati Corse, la trasferta-trasferimento di eventuali volontari alla Sevel di Val di Sangro, a Termoli e anche a Cassino. E c'è la possibilità di aprire un percorso di uscita volontaria finalizzata alla pensione.
«Calma e sangue freddo - dice il segretario generale di Cisl Emilia Centrale, William Ballotta - Questa situazione impone di muoversi insieme, non di andare in ordine sparso per cercare visibilità. Sindacati e istituzioni uniscano energie e sforzi per difendere il binomio storico tra Modena e il Tridente, che ha un grande valore economico e sociale, oltre che rappresentare un simbolo del nostro territorio».
«La Maserati non lasci Modena - interviene Maurizio Marchesini di Confindustria Emilia Romagna - Sono addolorato per la scelta di uscire da un distretto molto importante delle Dream Car, dove altri invece hanno rilanciato e incrementato le produzioni. Io spero che ci si ripensi, però devo anche fare un'osservazione: da italiano, l'importante è che questa produzione resti comunque in Italia».
Il segretario Cgil, Tania Scacchetti, ricorda a tutti che, in questi anni ma soprattutto mesi, «la Fiom ha portato avanti, spesso in solitudine per la verità, richieste e sollecitazioni. Vediamo scelte preoccupanti e secondo noi sbagliate su Maserati. Più il contesto aziendale diventa internazionale più è importante che sia il livello locale a mandare segnali. Dobbiamo difendere la competitività del territorio in modo più incisivo, altrimenti prevarrà una logica di delocalizzazione a minori costi. Produrre qui ha un valore aggiunto, per i prodotti e per i produttori. Sarebbe importante un salto di qualità di tutto il territorio, per far sentire la propria voce e cercare di far ragionare Maserati».
Su Maserati si è pronunciato anche il sindaco di Modena, Gian Carlo Muzzarelli: «C'è la sfida per tenere a Modena una parte del comparto produttivo - ha detto - e tutte le istituzioni lavorano insieme per questo obiettivo; Fiom, il sindacato, fa il sindacato. Noi insieme alla Regione vogliamo ben capire. La Maserati in ogni caso mantiene a Modena il marchio e rilancia sul lato ricerca con 800 ricercatori che operano sul Tridente e sull'Alfa. Segnalo invece l'accordo Ferrari-Università, di alta qualità».
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