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Parte #sportanchio, la raccolta fondi per “Disabili e sport”

Martina Stocco
Parte #sportanchio, la raccolta fondi per “Disabili e sport”

Una chiamata a raccolta di tutta la provincia per sostenere l’attività fisica nelle scuole anche per chi ha difficoltà. ECCO COME PUOI FARE LA DONAZIONE

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MODENA. Un giovane palleggia in un campo da calcio. Fin qui non c’è nulla di strano. Tuttavia, c’è differenza dagli altri giocatori. Il diciasettenne Francesco Messori gioca per la nazionale italiana calcio amputati, di cui è il capitano. È il protagonista della campagna di sensibilizzazione #sportanchio, presentata ieri nella sede del Centro sportivo italiano di Modena.

L’iniziativa è stata lanciata per raccogliere fondi che sostengano il progetto “Disabili e sport”. Una cornice che racchiude già più di duecento ragazzi diversamente abili che frequentano le scuole di tutta la provincia. C’è una cifra da raggiungere? «Cinquantamila euro a fine anno», ha risposto Paolo Zarzana, responsabile del progetto per il Csi Modena. Tra i primi sostenitori Maria Carafoli, presidente del Panathlon. «È un tema delicato e altrettanto importante - ha ricordato Carafoli - che dovrebbe essere sostenuto economicamente dalle istituzioni.

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La maggior parte delle volte è la buona volontà delle persone, invece, a intervenire». Una ‘palla’, insomma, che dovrebbe essere raccolta al balzo dai rappresentanti della politica. Il progetto di educazione motoria è iniziato dieci anni fa. «Durante questo periodo - ha ricordato Zarzana - abbiamo coinvolto più di 400 studenti all'anno e altrettanti tutor. Eravamo partiti con il progetto nelle scuole superiori della provincia di Modena. Poi è pervenuta la richiesta di estendere l'iniziativa anche nelle scuole medie. Così cinque anni fa, in accordo con la neuropsichiatria, abbiamo introdotto quest'attività anche per gli studenti disabili delle scuole secondarie di primo grado». Chi sono i tutor? «Studenti che accompagnano gli studenti disabili - ha precisato Zarzana - durante l’attività motoria».

«È importante porre l’accento - ha sottolineato Luca Politano, dell’agenzia Labirinto che ha curato la campagna - sull'inclusione e il coinvolgimento di tutti i ragazzi. È un momento di condivisione». Dove si svolge l’attività fisica? «Solitamente nelle palestre delle scuole che frequentano i ragazzi - ha aggiunto Zarzana - ma i Comuni mettono a disposizione gli impianti sportivi. L'ora di sport per i disabili rientra nel piano curriculare».

Quante scuole vengono regolarmente coinvolte? «Gli anni precedenti - ha risposto il responsabile - riuscivamo ad essere presenti in ventiquattro istituti per tutto il periodo dell'anno scolastico. Tuttavia, quest'anno le scuole che hanno partecipato sono state soltanto quattordici». Come mai? «La mancanza di fondi - ha spiegato Zarzana - è l'unica motivazione. Le scuole sono sempre interessate a queste iniziative. Anni fa era possibile anche donare il materiale, utilizzato durante l'attività sportiva, alla scuola. Ora non è più così». Per sostenere l'iniziativa è sufficiente collegarsi al sito buonacausa.org e donare la somma desiderata.

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