Itinerari in provincia, fino a Mirandola alla scoperta del Ducato dei Pico tra natura e storia
Rocche, palazzi, “barchessoni” e chiese immersi nel verde delle “Valli Mirandolesi”: tutti i segreti per un giro in bicicletta alla portata di tutti
MIRANDOLA. Il Ducato dei Pico visto dalla sella di una bicicletta. L’itinerario cicloturistico si sviluppa per buona parte nel cuore dell’antico Ducato governato dalla signoria dei Pico e che ebbe nella città di Mirandola la propria capitale e centro amministrativo.
Diversi centri urbani attraversati presentano ancora visibili i danneggiamenti causati dal terremoto che nel 2012 ha pesantemente colpito la zona. Si visitano le “Valli Mirandolesi” con diversi percorsi naturalistici.
Si parte da Cavezzo e dopo meno di dieci chilometri si raggiunge Mirandola, il cui centro storico presenta una tipica pianta ottagonale di origine rinascimentale. Le mura che circondavano la città furono abbattute alla fine dell'Ottocento e oggi, al loro posto, c'è viale Circonvallazione.
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Tra i monumenti principali, purtroppo tutti ancori chiusi al pubblico, ricordiamo il Castello dei Pico (in buona parte ricostruito nel 1930), il palazzo Comunale e il Duomo (entrambi di origine quattrocentesca ma con rifacimenti rinascimentali dell'Ottocento) e la Chiesa di San Francesco le cui origini risalgono al XIII secolo (una delle chiese francescane più antiche).
Da Mirandola si prosegue per Quarantoli, famosa per la sua antica pieve dedicata a San Maria della Neve (del X-XI secolo), vera e propria porta delle Valli Mirandolesi. Queste aree, che un tempo erano occupate da paludi e acquitrini, grazie a successive opere di bonifica, avviate in epoca romana e concluse a ridosso delle guerre mondiali, sono state prosciugate e destinate a utilizzo agricolo. Le Valli Mirandolesi sono oggi una zona a protezione speciale e rappresentano una realtà di notevole interesse naturalistico, caratterizzate da habitat peculiari a paludi, canneti e prati umidi, che offrono rifugio a numerose specie di interesse comunitario.
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Da Quarantoli il percorso abbandona l'asfalto a favore di strade secondarie sterrate che costeggiano fossi e canali dove è facile osservare diverse specie di anatre e aironi. In questo tratto si pedala esattamente lungo il confine provinciale fra Modena e Mantova. Si entra quindi nel territorio di San Martino Spino, caratterizzato dalla presenza di bei percorsi ciclabili e pedonali alla scoperta dei cosiddetti “Barchessoni”; questi edifici, con pianta poligonale e adibiti a ricovero per i cavalli, vanno ricondotti alla pratica dell'allevamento equino che fu praticata fin dal XV secolo ad opera dei Pico e che sfruttava le vaste praterie offerte dalle valli.
L’itinerario prosegue costeggiando l'oasi faunistica Valli di Mortizzuolo, caratterizzata da zone umide, piccoli stagni, siepi, boschetti e prati e dalla presenza di una grande varietà di avifauna. Per gli amanti delle passeggiate è anche possibile lasciare le biciclette e proseguire a piedi.
Tornati in sella, si procede verso sud percorrendo sempre piccole strade di campagna prive di traffico fino a raggiungere il paese di San Felice sul Panaro e la sua Rocca Estense che nelle forme attuali risale in gran parte al XIV-XV secolo, ma la cui origine e fissata attorno all'anno 1000. La struttura presenta la tipica pianta quadrilatera con le quattro torri agli angoli. Anche questo complesso è al momento non visitabile a causa del terremoto.
Da San Felice, tramite la pista ciclabile della ex ferrovia Modena-Finale Emilia si torna a Medolla e quindi a Cavezzo.
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