Gazzetta di Modena

Modena

Modena. Migranti, l’incognita dei nuovi arrivi

di Stefano Totaro
Modena. Migranti, l’incognita dei nuovi arrivi

Se dovesse crearsi una emergenza con un forte afflusso di persone non ci sarebbe posto. Caleidos: «Noi al completo»

3 MINUTI DI LETTURA





MODENA. Settecento profughi ospitati in città e in provincia: persone che hanno percorso migliaia di chilometri, hanno affrontato privazioni, disagi, umiliazioni e rischiato la vita propria e dei loro familiari per fuggire da dittature e repressioni, per ricominciare da zero. E solo arrivati in Italia via mare e anche, specie negli ultimi tempi, via terra. Approdati, dislocati al centro di prima accoglienza bolognese, questi migranti in attesa che la loro richiesta di asilo venga accolta e ufficializzata, vengono distribuiti sul territorio regionale. Ogni fetta di regione ha il suo quantitativo, le prefetture istituiscono ed emettono i bandi, gli incarichi vengono affidati a chi garantisce gli spazi una completa serie di servizi e di spazi. Questo è lo schema dell’accoglienza a Modena. Ma l’emergenza , in questo settore, non è prevedibile. I flussi migratori hanno imprevedibili ondate di piena e per quanto si possa cercare di incanalarne la direzione, sorgono spesso blocchi, fili spinati, frontiere che si chiudono e si riaprono a comando. In questo scacchiere le cui pedine sono migliaia di vite umane, l’Italia, la frontiera italiana, sia via mare che soprattutto via terra, costituiscono per ora una garanzia per chi cerca una meta.

Modena è pronta per nuovi arrivi? Ci sono disponibilità?

L’ultimo bando emesso dalla Prefettura copre il periodo che va sino alla fine di quest’anno: disponibilità economica per ospitare sino a 1036 migranti. Dunque, i 700 che già ci sono più gli eventuali trecento che potranno arrivare. Tre soggetti hanno concorso, vittoria della cooperativa Caleidos.

Ma allo stato attuale su tutti i posti trovati e gestiti dalla cooperativa (appartamenti, case, posti in albergo e quant’altro) c’è appeso un bigliettino con scritto “completo”.

«Noi come Caleidos - spiega la presidente Elena Oliva - possiamo arrivare al massimo a 780, poi siamo al completo. Non abbiamo altre strutture. Per ora va tutto bene, anche perché man mano che arrivano i permessi ai rifugiati c’è il turn over. Ad esempio di recente abbiamo avuto cinquanta nuovi arrivi, ma 50 “vecchi” ospiti hanno lasciato le strutture. In caso di parecchi nuovi arrivi non so cosa rispondere. Probabile si debba procedere con un altro bando... si vedrà e ci penserà la prefettura». Punto interrogativo dunque. Nel frattempo continua la gestione dell’ordinario che sinora, nelle realtà gestite da Caleidos, non ha portato a situazioni di conflitti di varia natura. «Sia nella fase di prima accoglienza quanto nella seconda, quando vi è lo smistamento in appartamenti - spiega Oliva - cerchiamo di tenere unite le comunità anzitutto per nazionalità e quindi per lingua, prima che imparino poi l’italiano (a volte ci sono persone che parlano solo i loro dialetti). Cerchiamo comunque la compatibilità, la vicinanza culturale. Non di meno dobbiamo considerare anche l’aspetto della religione. A Modena e provincia i profughi per il 70% sono musulmani, il 30% cristiani. Non abbiamo mai avuto scontri dovuti a motivi religiosi. Legate alla religione ci sono anche le abitudini alimentari. A Sassuolo ad esempio abbiamo un nucleo in cui tutti sono cristiani e uno solo e musulmano: lui si è ritagliato il suo “spazio”, ha il suo frigo e si gestisce la sua alimentazione». Tornando alla religione, va ricordato come, profughi a parte, gli immigrati siano l’8% della popolazione modenese: al primo posto i marocchini (musulmani), poi rumeni, albanesi e ghanesi, tutti cristiani.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google