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Modena, bimba di tre anni "angelo custode": salva il papà ferito e svenuto

di Stefano Totaro
Modena, bimba di tre anni "angelo custode": salva il papà ferito e svenuto

L'uomo colpito alla testa dall'anta di un armadio staccatasi accidentalmente è caduto a terra privo di sensi. La piccola si è resa conto della gravità della situazione e senza aver paura è salita al piano di sopra chiamando la vicina e sono arrivati i soccorsi nella casa di via Fusco a Modena.

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MODENA «È il regalo di compleanno più bello della mia vita, anche il più incredibile, inatteso: mia figlia di appena tre anni e mezzo mi ha salvato la vita: ha visto che ero per terra svenuto, privo di conoscenza e senza pensarci un attimo, senza piangere, senza avere paura ha aperto la porta di casa, ha fatto una rampa di scale, è salite al piano di sopra e ha suonato ad una nostra vicina. E, in modo “serio e professionale” ha detto alla signora: “Il mio papà si è fatto male e non sta bene, scendi un attimo con me che ti faccio vedere” e così, grazie a lei, sono scattati i soccorsi».

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Simone Paradiso ha 37 anni compiuti l’altro giorno. Tradisce il suo accento pisano e, seduto su una sedia del suo appartamento in via Fusco, dove abita con la moglie Jessica e la loro bimba Lucrezia Perla, spiega che è stato dimesso lunedì, di non potersi muovere con disinvoltura perché ha ancora i postumi della tremenda botta in testa che ha ricevuto domenica mattina. Ma, prima che arrivi a casa dall’asilo il suo “supereroe” mostra con fierezza le fotografie della figlia e assieme alla sua signora appese alla parete del salotto. «Anche oggi a scuola - spiega - mia figlia non vedeva l’ora di raccontare cosa aveva fatto a i suoi compagni di asilo, insomma per lei è stato come un cartone animato che si era avverato, dove lei era la protagonista».

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E in effetti è come se avesse messo in pratica ciò che aveva visto in quei momenti di fantasia mediata dalle immagini delle sue piccole eroine, dei pupazzi, delle storie a lieto fine dove il male viene sempre sconfitto da chi si comporta bene o agisce nel migliore dei modi.

La fiction di via Fusco ha dunque inizio alle 11 del mattino di domenica. la mamma è a lavorare, in territorio reggiano, il papà è in casa con la bimba.

E il genitore, da bravo papà, si mette a sistemare un poco la stanzetta dove dorme la figlia. Apre un armadio, inizia a depositavi della biancheria quando improvvisamente si stacca un grosso sportello, l’anta che chiude un contenitore che si trova proprio dietro di lui, un ala armadietto collegata a delle mensole che arredano la parte superiore del letto.

Il pesante rettangolo di legno crolla e finisce in testa a papà Simone.

«Ho sentito una botta terribile dietro alla testa e alla nuca e poi mi si è spento tutto, ho perso i sensi. Ero svenuto, ero per terra sul pavimento della stanza. Mi sono ripreso solamente quando ero in ambulanza, perchè il rumore forte delle sirene mi aveva come svegliato. Quello che so è perchè me l’hanno raccontato. Mia figlia stessa, quando poi è venuta a trovarmi in ospedale, mi ha spiegato dicendomi con orgoglio “vedi, devi ringraziare il tuo supereroe...”.».

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«Mi hanno raccontato che mia figlia - prosegue - ha aperto la nostra porta di casa, che è pure pesante perché blindata ed è andata al piano di sopra, facendo le scale per poi suonare alla vicina. la conosceva perché è la nostra padrona di casa. Non ha sbagliato porta, non piangeva, non gridava: ha semplicemente suonato e avvertito».

La vicina: «Sì, ho sentito suonare, ho aperto e mi sono vista davanti questo frugoletto biondo, questa piccolina che mi guardava dal basso in alto e che mi ha detto semplicemente: “Il mio papà non sta bene, si è fatto male, vieni giù con me che ti faccio vedere”. Mi ha preso per mano e sono scesa, ho chiamato anche mio marito e appena siamo entrati nella loro casa ho visto Simone steso per terra svenuto e immobile. E abbiamo chiamato il 118 e ho avvisato la mamma, che era lavorare nel Reggiano e che sarebbe rientrata solo di sera».

E la piccolina? «Non era per nulla impaurita nonostante vi fosse tutto quel via vai, con medici e infermieri del 118, la barella, l’ambulanza. «Anzi - ha detto il papà – seguiva ed era come se partecipasse al soccorso. Anche in ospedale, quando mi ha visto con i tubi e le apparecchiature, non era per nulla intimorita». Un grande gioco, in cui il bene ha trionfato grazie a Lucrezia Perla, il super eroe che salva i papà,

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