È stato un pericoloso “gioco della morte”?
Negli anni Novanta parecchi casi tra gli adolescenti: stringere il collo sino a provocare lo svenimento
Quello che è accaduto al ragazzino di undici anni è al vaglio degli inquirenti che ora, con ogni probabilità, stanno incrociando i racconti tra i vari protagonisti di quel lungo pomeriggio terminato poi alla 4 del mattino, al pronto soccorsi del Policlinico. Da chiarire quali siano le circostanze, se si è trattato di un litigio sfociato in un’aggressione oppure in un gioco pericoloso che poteva finire in tragedia.
E viene alla mente una “moda”, un rituale pericoloso, quasi uno scherzo che purtroppo prese piede tra gli adolescenti a cavallo degli anni Ottanta e Novanta. Veniva chiamato lo “strangolino”, oppure “il gioco della morte”. Pericoloso e semplice: basta prendere tra le mani il collo di un amico, stringere forte in modo da bloccare la circolazione. Non appena arriva il blocco la vittima sviene per qualche secondo. Poi bisogna allentare la presa in modo da far rifluire il sangue alla testa e chi era svenuto si riprende, recupera forze e soprattutto conoscenza. Uno svenimento veloce, che viene raggiunto per provare “cinque secondi in paradiso”. Insomma, le diciture allora erano fantasiose ma gli effetti di questo gioco furono devastanti. Leggendo le cronache di allora si vede come in tutta Italia vi furono dei casi in cui soltanto grazie ad un tempestivo intervento al pronto soccorso si sia potuto strappare dalla morte la vittima dello “strangolino”, che era svenuta e non si risvegliava più.
Casi nelle località di mare, nelle città, a volte si risolvevano con schiaffoni per rianimare, altri con delicati interventi anche perché c’era da tenere conto anche la caduta del giovane annessa allo svenimento. Spesso l’adolescente crollava a terra e sbatteva il capo procurandosi pericolose fratture. E spesso i casi finivano in tribunale, con le denunce dei genitori nei confronti di chi aveva organizzato lo scherzo-gioco.
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