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Finale e Massa si dividono: «Bufale», «No mala gestione»

Finale e Massa si dividono: «Bufale», «No mala gestione»

FINALE. Il paese si divide sull’opportunità di continuare con questa amministrazione. La bufera giudiziaria, che ha portato a 14 avvisi di garanzia tra amministratori pubblici e presidenti di...

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FINALE. Il paese si divide sull’opportunità di continuare con questa amministrazione. La bufera giudiziaria, che ha portato a 14 avvisi di garanzia tra amministratori pubblici e presidenti di associazioni, ha lasciato tutti sconcertati. «Purtroppo temo per la Fiera - dice Cinzia Costanzelli - Abbiamo già discusso a lungo sull’organizzazione. Non sono schierata politicamente, ma credo che serva un commissario per resettare tutto e ripartire da zero per ridare vita ad un paese morto».

«Ho la sensazione sia tutta una bufala - dice Luigi Artioli, assessore degli anni ’80 - Amministrare non è facile, ma negli ultimi anni noto un rancore che ai miei tempi non esisteva».

Usa una massima Cesare Falzoni, storico militante della Destra. «Se hai sbagliato tira dritto e qui sta avvenendo la stessa cosa. Questa amministrazione ha sbagliato più volte ma non cede. Cosa succederà? Non credo ci siano i presupposti per le dimissioni e il commissariamento perché le votazioni sono già state indette. Comunque la mala gestione è evidente».

Pensiero analogo per Claudio Benati, massese e attivista politico. «Credo sia importante concentrarsi sull’aspetto ambientale perché Massa sta pagando a caro prezzo questa situazione. Le indagini sul Comune? L’opposizione ha sollevato le proprie perplessità più volte durante i consigli comunali e nessuno ne ha mai tenuto conto».

C’è chi l’amministratore lo ha fatto fino a pochi anni fa, come Giorgio Gozzi. «Per amministrare un Comune in questo momento ci vogliono dei pazzi - ammette - Corri il rischio di venire indagato per cosa? Per uno stipendio misero e tanti problemi che ti tolgono il sonno».

«Si parla di associazioni che hanno fatto la storia del paese - analizza Carlo Alberto Pignatti - Sinceramente non me la sento di puntare il dito». (fd)

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