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Lambruscologia: tra arte e tendenza

di PARIDE RABITTI *
Lambruscologia: tra arte e tendenza

Il Lambrusco vive un momento favorevole, l'immagine è quella di un vino di tendenza che investe sulla qualità, chi ha la passione per il vino e vuole ricercare un Lambrusco di...

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MODENA. Il Lambrusco vive un momento favorevole, l'immagine è quella di un vino di tendenza che investe sulla qualità, chi ha la passione per il vino e vuole ricercare un Lambrusco di pregio non ha che l'imbarazzo della scelta.

Presente nelle carte dei vini di molti ristoranti stellati il lambrusco diventa l'ultima tendenza per accompagnare vernissage ed eventi culturali, non c'è da stupirsi se troviamo abbinati ostriche e Lambrusco. Da molti secoli si sente parlare di “vitis labrusca” ma è dal 1700 che fa la sua prima apparizione il Lambrusco con le bollicine, da quando la Francia cominciò a produrre le prime bottiglie di vetro soffiato e grazie all'uso di tappi che ne imprigionano l'anidride carbonica prodotta dalla rifermentazione.

La storia è piana di ambasciatori del Lambrusco come il poeta Giosuè Carducci che veniva spesso a berne in un'antica trattoria ancora esistente e che oggi porta il suo nome. Filippo Tommaso Marinetti usava servire Lambrusco in taniche di benzina durante le cene futuriste, perché era un vino in movimento, vivo, vitale, giovane, frizzante, le bollicine lo fecero diventare un autarchico Champagne. Gilles Villeneuve che correva in Formula Uno con la tuta “marchiata” Lambrusco e si faceva fotografare ai box mentre scherzava con Enzo Ferrari con una bottiglia in mano e Luciano Pavarotti che nei suoi viaggi era solito portare nascosti in valigia scorte di Lambrusco e tortellini da far assaggiare durante le tournée.

Qualche anno fa Luciano Ligabue con una visione rock dai sapori emiliani cantava “Lambrusco e pop corn”, creando un azzardato abbinamento “enogastronomico” tra il lambrusco elevato a vessillo del territorio emiliano e il pop corn, simboleggiante la cultura americana che dal Secondo dopoguerra ha progressivamente sostituito la civiltà contadina. Quando il rocker di Correggio indossò i panni di regista per la realizzazione del film “Radio freccia” pensò subito a Francesco Guccini nei panni del barista di paese, il quale accettò di recitare dietro il bancone a condizione che il suo compenso fosse estinto in vino.

Sul contratto fece scrivere che il suo compendio fosse corrisposto in lambrusco rosato, pare abbia ancora aperto un conto con un'enoteca bolognese che il cantante modenese usa come bancomat enologico dove prelevare il liquido frutto del suo lavoro.

* Il Lambruscologo

 

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