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NUOVO ALLARME DI FIOM-CGIL MENTRE A BOLOGNA SALTA L’INCONTRO DI BONACCINI CON L’AZIENDA

«Maserati, aumenta la cassa integrazione e gli stipendi sono decurtati»

Per Maserati solo notizie di segno negativo. È saltato l’incontro previsto lunedì a Bologna fra la dirigenza aziendale e i responsabili della Regione, il presidente Stefano Bonaccini e l’assessore...

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Per Maserati solo notizie di segno negativo. È saltato l’incontro previsto lunedì a Bologna fra la dirigenza aziendale e i responsabili della Regione, il presidente Stefano Bonaccini e l’assessore Palma Costi. L’incontro era stato annunciato da un mese per capire le prospettive di Fca sullo stabilimento modenese del Tridente. Bonaccini vorrebbe recuperare l’incontro la settimana prossima ma ogni previsione a questo punto diventa ostica.

Ieri si è invece tenuto l’incontro tra i sindacati e la direzione Maserati per approfondire le motivazioni che hanno portato l’azienda a chiedere, anche per il mese di aprile, un ulteriore periodo di cassa integrazione, 6 giornate nel mese. Già erano state fatte 4 giornate di cassa integrazione a febbraio e 9 giornate a marzo. L’azienda ha già fatto pervenire la comunicazione ai sindacati anche per il mese di maggio con richiesta di ulteriori 10 giornate. Le motivazioni sono sempre le stesse: cioè la temporanea situazione di contrazione della domanda del mercato sia per quanto riguarda il marchio Maserati che per il marchio Alfa.

«Questo ricorso agli ammortizzatori - dice Cesare Pizzolla, segretario di Fiom Cgil Modena - cresce nel tempo anziché diminuire, come aveva invece sostenuto il dottor De Biasi di Maserati nell’incontro sulle prospettive dello scorso 6 aprile, e conferma la criticità della situazione, ma soprattutto il caro prezzo che stanno pagando i lavoratori di Maserati - 250 operai e 50 impiegati collegati alla produzione - con la decurtazione lo stipendio da alcuni mesi. In questi giorni l’azienda, in vista della fine produzione dei modelli Maserati (Gran Cabrio e Gran Turismo) al prossimo 31 dicembre e conseguenti 120 esuberi, ha iniziato a sondare i lavoratori disponibili ad essere trasferiti in altri siti del Gruppo Fiat o extra Gruppo (Ferrari)».

«La Fiom/Cgil - dice ancora Pizzolla - non ha pregiudiziali sul fatto che, in questa fase, si riesca a tenere insieme le esigenze di decremento produttivo dell’azienda, con le esigenze dei lavoratori di avvicinarsi eventualmente alla propria famiglia. Ma tutto questo deve avvenire attraverso un impegno a monte dell’azienda, collocando a Modena nuovi modelli Maserati che permettano di ripristinare, a regime, l’attuale occupazione nello stabilimento modenese, anche attraverso l’assunzione dei tanti disoccupati che ancora ci sono sul territorio. Sono 300 gli operai attualmente in forza, e dovranno essere (almeno) 300 anche in futuro come garanzia del mantenimento a Modena di una produzione a marchio Maserati. Dunque, non solo il pur apprezzabile ampliamento del Centro ricerca e sviluppo, ma anche il mantenimento della produzione. In questi giorni tanti soggetti politici e delle associazioni imprenditoriali si stanno accorgendo solo ora che la decisione di Maserati può creare un problema al territorio. È perciò necessario che tutti i soggetti coinvolti non si limitino solo a gridare allo scandalo, ma che ognuno faccia la sua parte per evitare che si determini la situazione peggiore, ovvero la perdita per Modena del marchio e dell’occupazione collegata alla produzione Maserati».

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