Maternità: assolto dalla truffa all’Inps
L’amministratore di una azienda modenese è stato assolto dall’accusa di aver truffato l’Inps dopo che una dipendente in maternità aveva denunciato che non le erano state corrisposte tutte le...
L’amministratore di una azienda modenese è stato assolto dall’accusa di aver truffato l’Inps dopo che una dipendente in maternità aveva denunciato che non le erano state corrisposte tutte le indennità per il periodo a casa. È invece risultato che l’azienda aveva adempiuto ai suoi obblighi anche se con un ritardo dovuto a difficoltà economiche e soprattutto non aveva compiuto alcuna truffa ai danni dell’Inps.
Il caso interessava una società modenese di centri estetici che ha filiali nel nord Italia. Una dipendente piemontese era rimasta a casa in maternità e aveva ricevuto l’indennità ma, da un suo controllo in busta paga, la somma non era completa. Così si è lamentata con l’amministrazione.
Il datore di lavoro ha spiegato che il resto le sarebbe stato corrisposto ma solo mesi dopo perché non c’era liquidità: prima si dovevano liquidare le buste paga e poi il resto. Così la neomamma ha denunciato l’amministratore.
Ieri si è svolta l’udienza del processo con rito abbreviato condizionato dall’esibizione di alcuni documenti. Davanti al giudice, la difesa - avvocato Samantha Amodio - ha mostrato alcuni documenti che inequivocabilmente indicavano che l’indennità era in realtà stata integralmente liquidata alla dipendente anche se nell’arco di due anni.
Ma il punto principale dell processo riguardava l’Inps. Quando la dipendente in maternità ha scoperto di non aver avuto tutti i seimila euro dei quali aveva diritto, segnala il caso all’Ispettorato del lavoro che avvia una verifica. La pratica arriva in Procura con una segnalazione di truffa all’Inps. In realtà l’avvocato Amodio ha chiarito che non c’è stato alcun raggiro alla previdenza e quindi non c’è stata una truffa perché l’azienda non aveva mai dichiarato il falso per aggirare il pagamento delle indennnità alla lavoratrice. L’Inps poi non ha dovuto pagare nulla. Quello che invece ha pesato è stato un momento di difficoltà nel liquidare le spettanze e anche queste posizioni. È stato così riconosciuto che l’indennità non era stata integralmente saldata, anche se poi la neomamma era stata saldata nei mesi successivi. Quindi, la sua posizione era in definitiva regolare e non c’è stata nessuna manovra che lasciasse sospettare altre intenzioni. Per questi motivi il giudice ha assolto l’amministratore chiudendo così la vicenda.
Carlo Gregori
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