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Tutti i medici obiettori: niente aborti nel Frignano

di Stefano Luppi
Tutti i medici obiettori: niente aborti nel Frignano

Bufera sull’ospedale pavullese dove non si pratica l’interruzione di gravidanza Uno dei pochi casi in Italia, donne dirottate a Sassuolo. L’Udi: «Si rispetti la legge»

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PAVULLO. L’ospedale di Pavullo non procede alle interruzioni di gravidanza perché il 100% dei medici interessati è obiettore di coscienza e manda le donne dell’intero Frignano presso la struttura sanitaria di Sassuolo. Che però dista una quarantina di chilometri. Tornano - all’indomani delle rassicurazioni del ministro della sanità Beatrice Lorenzin che sul tema contraddiceva le preoccupazioni del Consiglio d’Europa - le polemiche relative alla legge 194 del 1978, dedicata alla tutela sociale della maternità e appunto all’interruzione volontaria della gravidanza. E con le polemiche le posizioni tra chi è favorevole all’aborto e chi è contrario si radicalizzano, rischiando di far passare in secondo piano il dramma di dover decidere di mettere al mondo un bambino. Nei giorni scorsi il consigliere comunale di opposizione Fausto Gianelli (Unione a Sinistra) ha presentato un’interrogazione alla giunta comunale pavullese, mentre l’Unione donne in Italia (Udi) ha protestato a Modena e a Roma. Insomma il caso rischia di diventare nazionale anche perché l’ospedale di Pavullo è uno dei pochi in Italia e forse l’unico in Emilia Romagna che non ammette al momento questa pratica, nonostante i medici obiettori in regione siano appena il 51,8% del totale (nel 2014 a Modena ci sono state 1297 interruzioni di gravidanza). Ciononostante la legge 194 è chiara: ogni struttura sanitaria pubblica e convenzionata, ammette i medici obiettori di coscienza che possono non praticare le interruzioni di gravidanza, ma al contempo deve garantire il delicato servizio. La direzione dell’ospedale di Pavullo sul tema non parla e rimanda ai vertici modenesi dell’Ausl che a loro volta fanno sapere che «il servizio è perfettamente garantito visto che in ogni città, compresa ovviamente Pavullo, è presente il consultorio mentre per le interruzioni nell’area sud della Provincia c’è il nosocomio di Sassuolo». Di diverso parere Laura Piretti del coordinamento Udi Modena: «A Pavullo è notorio che non si può interrompere la gravidanza e le donne della zona sono costrette, nonostante la delicatezza della vicenda, a recarsi a Sassuolo. Tutto ciò anche se la legge è chiara. La direzione sanitaria ci dice che nel Modenese la 194 viene applicata, ma non ci danno ulteriori dati, come l’elenco dei medici obiettori, rimandandoci a quelli regionali. Quando ho sentito il ministro Lorenzin dire che “non è vero che in Italia” dove ci sono punte del 70-90% di obiezioni in alcune regioni “si fatica ad abortire” mi sono cadute le braccia. La legge è applicata, ma ci sono dei buchi paurosi negli ospedali, come appunto a Pavullo. Chiediamo sia inserito a Pavullo un medico non obiettore perché anche fare arrivar un collega da fuori alcune ore a settimana porta all’aumento dei costi pubblici». Informato sui fatti è anche l’avvocato consigliere comunale Fausto Gianelli: «In estate accorpano Ginecologia con Pediatria e penso che presto ciò porterà alla chiusura del reparto dove già non si effettuano le interruzioni di gravidanza. Nel pieno di questo dramma costringono le donne residenti nel Frignano a recarsi a Sassuolo, invece di stabilire un medico che esegua la pratica assecondando un diritto delle donne. Fino a metà 2014 il primario c’era, ora il nostro ospedale è allo sbando».

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