Un altro pentito di camorra accusa Cpl
È l’ex reggente Nicola Panaro, ma l’avvocato Taormina e le difese incalzano Antonio Iovine che aveva coinvolto Casari
C’è un nuovo pentito a complicare la posizione di Roberto Casari e degli ex referenti di Cpl nel processo sulle tangenti per la metanizzazione dell’Agro aversano, in corso a Napoli. Si tratta di Nicola Panaro, che fu reggente per qualche tempo del Clan dei Casalesi e che lo scorso anno ha deciso di collaborare: l’altro giorno sono stati depositati due verbali depositati, datati 4 e 12 marzo 2015: «Ricordo che nel 1999, poco prima che venisse arrestato, venne da me Antonio Schiavone detto ‘O Russo, a nome della fazione Schiavone e mi riferì che vi era un’impresa che si era aggiudicata i lavori di metanizzazione di sette comuni in provincia di Caserta», si legge negli atti.
«Schiavone mi riferì anche che la stessa impresa era disponibile ad affidare appalti e subalppalti a ditte indicate dal clan riservandosi il solo comune di San Cipriano d’Aversa perché doveva accontentare un politico locale di centrosinistra, ossia Lorenzo Diana».
«Come sia andato non lo so, in quanto fui arrestato, in ogni caso so che i lavori per la metanizzazione furono eseguiti», ha detto Panaro, che a questo punto diventa protagonista del processo. Dove nel frattempo si è registrata la seconda puntata del controesame in videoconferenza del boss pentito Antonio Iovine, le cui dichiarazioni avevano scatenato una delle tante inchieste che hanno travolto la gestione Casari del colosso cooperativo della Bassa.
Ad incalzare Iovine il pool dei difensori di imputati illustri, incluso un decisissimo Carlo Taormina : «Zagaria serviva alla Cpl Concordia e la coop serviva a lui, si cercavano a vicenda», ha detto Iovine, ribadendo pur tra tanti discorsi generici che l’avvento di Cpl nellaterra dei Casalesi fu voluto dal superboss.
Nel ricostruire i legami tra i politici e i costruttori, il collaboratore di giustizia all’udienza precedente aveva affermato che Zagaria avrebbe perorato la causa dell’ex senatore e componente della commissione parlamentare antimafia, Diana, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito dello stesso procedimento. «Michele Zagaria ci spiegò che l’amministrazione di Angelo Reccia, di San Cipriano d’Aversa, e il senatore Lorenzo Diana erano d’accordo». La «contropartita», sempre stando a quanto ha riferito Iovine «era far inserire nell’affare metano un costruttore che fosse di riferimento di Diana e Reccia: si trattava di Pietro Pirozzi».
Alla sbarra, è noto, ci sono Roberto Casari, l’ingegner Giulio Lancia, Giuseppe Cinquanta, e due imprenditori dell’Agro Aversano, Antonio Piccolo e Claudio Schiavone, accusati di avere stretto un patto criminale per spartirsi il denaro pubblico destinato ai lavori di metanizzazione.
Il clan si assicurava una percentuale del 10 per cento su ogni subappalto che veniva affidato a costi maggiorati proprio per garantire la copertura di questi costi ”extra”», ha spiegato il pentito. Secondo Iovine, la scelta di Piccolo non fu casuale «perché - ha detto - stava a Modena già da anni e conosceva la Cpl Concordia».
«Tra Antonio Piccolo e Zagaria c’era un rapporto di stima reciproca e di fiducia derivante dall’interesse comune - ha aggiunto - tanto che quando a Piccolo bruciarono dei mezzi, a Modena, Zagaria era intenzionato a vendicarlo». Prossima udienz ail 3 maggio.
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