San Possidonio, errore della banca: perde tutto e fallisce. Assolto dopo 8 anni
Il costruttore Reggiani di San Possidonio non frodò il fisco ma fu vittima di un modulo sbagliato per la Centrale Rischi
di Carlo Gregori
SAN POSSIDONIO
«È un giorno felice ma arriva tardi, tre anni dopo il fallimento della mia azienda. È finita dopo tanto tempo una vicenda terribile iniziata da una segnalazione bancaria sbagliata che ha fatto danni gravissimi alla mia azienda e l'ha messa in ginocchio. Siamo rimasti senza affidamenti per 6,7 milioni su 14 milioni di euro complessivi e si può immaginare in un caso del genere cosa succede a una azienda di costruzioni. Si aggiunga poi l'effetto del terremoto unito alla crisi del settore edilizio. La banca mi ha mandato una lettera di scuse, è vero, ma è servita a poco o niente».
Vittoria di Pirro. Per lui è un giorno di gioia, anche se è consapevole che la sua è una vittoria di Pirro arrivata alla venticinquesima ora, quando la sua ditta è già morta e sepolta. Roberto Reggiani, 63enne, un tempo grande costruttore modenese, titolare della Reggiani Costruzioni di San Possidonio, un colosso dichiarato fallito nel 2013 al termine di un iter altrettanto lungo e sfortunato, ha finalmente ricevuto soddisfazione con una piena assoluzione dai pesanti capi di accusa di frode fiscale per i quali era stato sottoposto a processo. Difeso dall'avvocato Enrico Fontana, otto anni dopo i fatti ieri il giudice Domenico Truppa ieri lo ha assolto anche «per causa di forza maggiore»: non ha potuto fare i versamenti Iva né ottemperare ad altre pratiche fiscali perché di fatto era stritolato dalla macchina burocratica del sistema bancario. Un caso di effetto domino nato da una segnalazione sbagliata che ha messo in moto un sistema inarrestabile: questa è la forza maggiore.
Otto anni fa. Tutto è iniziato nel 2008 con la fusione tra Unicredit, Banco di Roma e Credito Italiano. Reggiani, allora all'apice della sua attività edilizia, imprenditore molto affermato, finisce al centro di un modulo della nuova Unicredit come “cattivo pagatore”. Fatto non vero, come è stato poi accertato, ma che lo mette subito in una posizione traballante per le linee di credito da 15 milioni già attive che vengono segnalate alla Centrale dei Rischi della Banca d'Italia. La crisi edilizia è già esplosa e ora Reggiani si trova ad affrontare un problema enorme: bloccare al più presto questa pratica e farsi cancellare dal quaderno nero delle banche. Ma la macchina infernale è stata avviata e il Riba salta i primi pagamenti. L'amministrazione della Reggiani Costruzioni si inceppa. Vengono immessi soldi freschi finché possibile in attesa che si arrivi al chiarimento, ma non è sufficiente. Nel 2010 e 2011 Roberto Reggiani non ha più credito presso le banche. Dai 14 milioni disponibili prima di quel maledetto documento ora può sperare di accedere a qualche decina di migliaio di euro. L'azienda è sotto strozzo. Fa fatica a pagare i dipendenti. Tre lo denunciano per non aver versato 26mila euro di stipendi da ottobre 2011 a gennaio 2012. Poi arriva la tegola più grossa: la denuncia in Procura e l'avvio di una inchiesta a suo carico per reati fiscali, in particolare l'omesso pagamento Iva per il 2010 e 2011. L'azienda è travolta dalla mancanza di liquidità. I cantieri si fermano. Reggiani chiede al Tribunale di accedere al concordato preventivo ma l'istruttoria finisce male perché a questo punto – metà 2012 – risulta che la Reggiani Costruzioni ha una esposizione debitoria di 20 milioni. E' la fine. L'istanza di fallimento inizia poco dopo e nel 2013 il Tribunale dichiarerà il crac del colosso.
L'assoluzione. L'assoluzione concomitante con la restituzione di denaro e beni sequestrati, decisa ieri dal giudice, gli darà forse qualche compensazione. Resta il fatto però che tutto ha avuto origine da un documento che non doveva essere scritto. Ora l'imprenditore avrà modo di decidere se rivalersi in sede civile.
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