Castelfranco, mutui: quei tassi usurari che uccidono l’agricoltura
Prestiti con interessi altissimi concessi alle aziende di Emilia, Puglia e Sardegna. E chi non paga perde terreni e strutture. A Castelfranco il caso di Davide Girotti
CASTELFRANCO. La banca della Nuova Terra è nata nel 2002 per sostenere gli agricoltori. Un istituto bancario che nel 2009 l’allora presidente Riccardo Riccardi presentava così alla commissione “Agricoltura e produzione agroalimentare” del Senato: «Parlare di concessione del credito vuol dire affrontare un argomento di grande attualità. Ma concentrare l’attenzione sul credito all’agricoltura vuol dire accendere una luce nuova su un settore trascurato dal sistema bancario».
Una luce nuova. La stessa che Davide Girotti ha intravisto nel 2007. La sua azienda agricola, la Sant’Antonio di Cavazzona, aveva debiti verso la Carisbo: «Mi avevano messo alle strette - spiega - Dovevo trovare un altro partner e la Nuova Terra era il boom del momento: tutti ne parlavano, tutti la sponsorizzavano come la salvezza per noi agricoltori. E così mi fidai».
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.13303414:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/cronaca/2016/04/15/news/chiedo-solo-giustizia-e-di-poter-lavorare-1.13303414]]
La banca della Nuova Terra il 28 novembre 2007 concede a Girotti un mutuo trentennale da 1,4 milioni di euro. Quei soldi non serviranno solo a coprire le perdite, ma saranno linfa vitale per ampliare e far crescere l’azienda. In quel mutuo, però, qualcosa non va. Alla data di stipula il tasso di mora contrattualmente definito è dell’8,686%, superiore al Tasso soglia stabilito dalla legge antiusura pari all’8,565%. Non solo. A questo tasso si aggiunge una commissione di estinzione anticipata del 3% durante il preammortamento e del 2% durante l’ammortamento. In entrambi i casi il tasso risultante è, secondo la legge, usurario. Ma per un consumatore medio non può scattare l’allarme, solo dopo l’analisi di un tecnico e la somma di tutte le voci ci si rende conto del tasso usurario. Girotti lavora a testa bassa. E paga. Fino al 2012, anno del terremoto, le rate semestrali si aggirano sui 50mila euro ciascuna. La sua azienda, 30 ettari circa, fattura un milione di euro all’anno grazie alle 600 mucche e al lavoro di Girotti, della moglie e di 4 dipendenti. Nell’ottobre del 2012, forte anche del futuro arrivo degli aiuti post-terremoto, presenta alla Banca Nuova Terra un progetto di ampliamento dell’azienda. Nuovi capannoni e nuovi impianti, con l’obiettivo di arrivare ad un fatturato di 1,7 milioni di euro. La banca dà l’ok.
Poi, come un fulmine a ciel sereno, nel gennaio del 2013 l’istituto bancario gli notifica l’atto di precetto, seguito dal pignoramento di circa 15 ettari dell’azienda, quelli in cui vi sono non solo le due stalle, ma anche l’abitazione in cui risiede la famiglia Girotti. Qualunque richiesta di mediazione viene negata ed, ovviamente, nessun’altra banca concede altri prestiti a Girotti, che non può più andare avanti. Vende ad una ad una le mucche per sopravvivere, poi si ingegna e inizia a commerciare formaggio. Ma è costretto a licenziare gli operai. Nel frattempo inizia la battaglia legale. Le associazioni degli agricoltori gli chiudono le porte in faccia, la sua fortuna è incrociare lungo il cammino altre vittime della Banca Nuova Terra (i cui crediti sono stati ceduti alla Securitisation Service Spa che agisce per conto della Bnt Portfolio Srl), in particolare Paolo De Carlo, agricoltore pugliese, che ha già vinto la sua personale battaglia.
Il caso è simile e il tribunale di Bari l’11 dicembre del 2015 lo analizza stabilendo che non si può «escludere il carattere usurario di quel mutuo» e «ne consegue che il precetto è stato intimato in assenza di un titolo esecutivo» e quindi sospende la procedura esecutiva in attesa che il giudizio di merito termini. Per la prima volta nelle spese per individuare se c'è o meno usura viene conteggiato anche il costo per l’estinzione del mutuo. In soldoni, la banca non aveva alcun diritto di avviare il pignoramento e la conseguente asta per cedere le aziende.
Quella di Girotti andrà all’asta a giugno e la speranza del legale che lo assiste è di riuscire a bloccarne la cessione (una vera corsa contro il tempo), far appurare dal tribunale l’usura celata nei tassi del mutuo e quindi concedere a Girotti di pagare solo il capitale e non gli interessi.
«Senza il pignoramento potrei lavorare di nuovo, ricomprando una mucca alla volta. E facendo ripartire non solo l’azienda, ma anche la mia vita e quella della mia famiglia».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
