Presi i rapinatori della gioielleria Galli
Vignola. I tre sequestrarono i lavoratori e picchiarono una cliente. Incastrati dai carabinieri grazie a video e auto polacca
VIGNOLA. Se si dovesse dare un nome alla banda bisognerebbe scegliere tra “quelli di San Valentino” o “quelli della Fiat Panda polacca”. Perché sono i due indizi da cui i carabinieri del Reparto Operativo di Modena, in collaborazione con quelli della Compagnia di Sassuolo, sono partiti per arrivare ad arrestare, dopo appena 40 giorni, i tre rapinatori che il 3 marzo colpirono alla gioielleria Guidi. In un’azione durata meno di 10 minuti sequestrarono il titolare e due dipendenti, minacciandoli con una pistola e poi legandoli, picchiando anche una cliente entrata mentre il colpo era in corso. Sparirono 26 orologi e diversi monili d’oro per un valore quantificato in circa 200mila euro. Ma dietro di sé i rapinatori avevano lasciato diverse tracce, che i militari del Nucleo Investigativo modenese hanno seguito con cura fino agli arresti, avvenuti mercoledì a Mugnano (Napoli). In carcere a Poggioreale sono finiti tre ragazzi di età compresa tra i 18 ed i 23 anni (i nomi non sono stati diffusi, ndr). Uno di loro ha precedenti per rapina e vengono tutti da una situazione di disagio sociale. In casa, in un cassetto, è stata ritrovata anche una pistola Beretta ad aria compressa. Si sta accertando se si tratti della stessa pistola usata nel colpo a Vignola, quando la dipendente della gioielleria fu minacciata con l’arma e portata di forza nel retro.
I banditi avevano pianificato il colpo fin dal 14 febbraio, giorno di San Valentino. Uno di loro era entrato nel negozio per farsi mostrare alcuni gioielli. Il 3 marzo ecco l’azione. Lo stesso finto cliente entra da “Galli” e con fare amicale chiede anche: “Non si ricorda di me? Sono già venuto a San Valentino”. Quando il secondo compare apre la porta, scatta la violenza, tutta ripresa dalle telecamere. La commessa viene sequestrata e raggiunge il datore di lavoro e un altro collega. In gioielleria arriva il terzo complice che impugna la valigetta utile a razziare tutto quanto c’è in giro. Poi la banda si dilegua. Ma le telecamere sparse per Vignola vengono in aiuto dell’Arma. Un’auto sospetta con targa polacca è ripresa chiaramente. Sono loro. Ma la Panda, intestata alla madre polacca di un rapinatore, sarà anche fermata in autostrada, un paio d’ore dopo, a Pian del Voglio, diretta versa Sud, da una pattuglia della Stradale. A bordo ci sono due banditi che declinano le loro generalità. Le informazioni finiscono per essere incrociate e si scopre che la stessa vettura è stata più volte fermata nel Napoletano. A fianco del figlio della proprietaria c’è sempre un altro ragazzo: è il terzo giovane del commando, quello che impugnava la valigetta durante la rapina vignolese. Ormai vi è più di un sospetto che possano essere loro gli autori del colpo, tesi supportata anche dai riscontri forniti dai Ris su stazza e analogie antropomorfiche. Il magistrato che coordina l’indagine, Luca Guerzoni, scrive la richiesta il giorno di Pasqua e il Gip la vidima. I carabinieri possono così scendere a Mugnano, arrestare i tre e sequestrare la pistola mentre del bottino non vi è ancora traccia.
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