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ALCAR UNO E GLOBAL

Settore carni Un intervento delle aziende: tutto regolare

«Nessuna irregolarità nel conteggio dei compensi calcolati e presentati in busta paga, come invece avevano lamentato alcuni dipendenti (pochi rispetto al numero complessivo), e massima apertura nei...

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«Nessuna irregolarità nel conteggio dei compensi calcolati e presentati in busta paga, come invece avevano lamentato alcuni dipendenti (pochi rispetto al numero complessivo), e massima apertura nei confronti dei lavoratori che fanno capo ad alcune cooperative esterne all’azienda e che operano in appalto presso le stesse realtà». Questa la posizione della proprietà di Alcar Uno e Global Carni, aziende di Castelnuovo e Spilamberto leader nel settore delle carni, espressa tramite i legali delle società dopo le proteste dei sindacati Sì Cobas. Proteste che hanno determinato momenti di tensione, sfociati in minacce o altri episodi molto sgradevoli. Tra questi, il casus belli da cui è scaturita una certa agitazione tra i lavoratori delle cooperative, si è verificato lo scorso 15 febbraio, quando i presidenti delle cooperative hanno consegnato le buste ai propri soci lavoratori e si è registrato subito un certo fermento. «Parrebbe che, tramite i loro smartphone – spiegano i legali delle società Alcar Uno e Global Carni – pochi soci lavoratori delle tre cooperative avessero avuto modo di visualizzare il loro estratto conto bancario con l’accredito del nuovo stipendio. Pertanto, durante l’orario di lavoro e ancor prima di ricevere il cedolino paga, alcuni dipendenti delle cooperative hanno iniziato a manifestare segnali di malcontento e a polemizzare sulle trattenute del mese di gennaio 2016. In realtà non c’era stata alcuna incongruenza tra quanto dovuto mensilmente ai lavoratori e quanto ricevuto dagli stessi dipendenti, al netto, chiaramente, di tasse e di contributi previsti dalla legge. Una prova ulteriore la si evince considerando che la larga maggioranza dei lavoratori non si era lamentata. Tuttavia, il giorno successivo, il 16 febbraio, alcuni soci lavoratori hanno dato vita a un blocco della produzione nel cuore delle aziende, fermando le linee con sopra i prosciutti da lavoro. Provocando, quindi, un danno notevole alle aziende, se si considera la natura della merce prodotta e il fatto che questa sia deperibile».

In alcuni casi gli esponenti Si Cobas hanno impedito l’ingresso a lavoratori che avrebbero voluto entrare in azienda. E nemmeno l’intervento dei carabinieri è servito per sedare gli animi in rivolta. «L’unico e principale scopo dei Si Cobas – concludono i legali – è ed è stato quello di impedire il normale svolgimento del lavoro che ha creato un danno rilevante. Da parte delle committenti e delle cooperative c’è sempre stata la massima collaborazione e disponibilità».

Serena Arbizzi

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