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“Strangolino”: indagato l’amico 26enne

“Strangolino”: indagato l’amico 26enne

Il procuratore Musti annuncia una consulenza medico-legale sul ragazzo: «Un fatto gravissimo, la Procura sarà severa»

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«Il cosiddetto “strangolino” più che un “gioco” è un fatto gravissimo che rischia di diffondersi, diventare un fenomeno e quindi di essere emulato soprattutto dai giovani».

«Per questo la Procura farà indagini accurate con perizie medico-legali e alla fine potrebbe chiedere pene severissime in base a tutto ciò che consente il codice penale. Ma non è solo un lavoro della Procura, quello che deve essere fatto; come sempre, serve prima di tutto la presenza della famiglia, della scuola e dei servizi sociali per fermare fatti del genere».

Queste le parole pronunciate ieri dal procuratore capo Lucia Musti in merito al rischio di morte passato da un undicenne modenese al termine di un “gioco” pericoloso condotto da un 26enne di Carpi, ora indagato, e in presenza del fratello 16enne.

Una vicenda che presenta ancora molti lati oscuri e sulla quale stanno indagando il pm Katia Marino e la Squadra mobile della Questura di Modena.

Il 26enne - del quale non si sa nulla, tanto meno i suoi legami di “amicizia” con la sua vittima - è indagato per lesioni aggravate.

Presto dovrà nominare un difensore di fiducia che gli permetta di nominare a sua volta un consulente medico legale che partecipi alle analisi anatomopatologiche: la Procura ha infatti già dato incarico a un consulente tecnico per eseguire in tempi brevi una consulenza medico-legale sul corpo del ragazzo che ha rischiato di morire per soffocamento e che ha riportato la frattura dell'osso ioide (alla radice della lingua, vicino alla quarta vertebra) e lesioni vicino al collo.

Verrà anche fatto un accertamento per stabilire se lo strangolamento è stato compatibilmente condotto con una corda o un altro strumento oppure è stato eseguito a mani nude.

Il procuratore Musti ha sottolineato più volte la gravità del fatto in sé e i rischi che comporta: «È un gioco, diciamo così, che può avere effetti devastanti e può anche portare alla morte di chi viene soffocato – ha spiegato – questi subisce uno soffocamento fino al limite prima della morte, arrivando (dicono) a una specie di estasi. Ma il fatto stesso di arrivare a quel punto rende il “gioco” pericolosissimo perché a un passo dal decesso. Per questo noi vogliamo che non si pratichi e saremo severissimi verso questi casi».

Ma quali relazioni aveva il ragazzo 11enne ora ricoverato in Pediatria al Policlinico con il 26enne indagato? Che ruolo ha avuto il fratello 16enne durante questo episodio, pur tenendo conto che è stato lui stesso a salvare il ragazzo ormai malconcio? Perché il fratello ha atteso tanto prima di dare l'allarme tergiversando con messaggi che servivano solo a prendere tempo?

Questi sono gli interrogativi più pressanti in torno a questa storia ancora avvolta nel’ombra, quando non è chiaro neppure dove si è svolta, se a Modena o a casa del 26enne di Carpi.

Dalle 20 a mezzanotte di domenica sera, in quelle quattro ore, cosa è accaduto realmente? Dov’erano e cosa facevano i due figli della madre che chiamava a vuoto per sapere i motivi del ritardo?

È questo lo scenario che dovrà essere ricostruito dietro le chiamate a vuoto fatte dalla mare, dietro gli sms bugiardi mandati dal figlio 16enne e dietro i lunghi e angoscianti silenzi conclusi solo con il ritorno a casa dei figli e la sconcertante scoperta terminata con le cure al pronto soccorso per il ragazzo vittima del gioco perverso. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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