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Urbanistica e illeciti: Sergio nel mirino

di Paolo Cagnan
Urbanistica e illeciti: Sergio nel mirino

Rapporto riservato accusa la dirigente del Comune di Modena (allora a Reggio): avrebbe favorito ditte vicine alla cosca

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REGGIO EMILIA. Due terreni, altrettanti sospetti di favoritismi e un nome come comune denominatore: quello di Maria Sergio, moglie del sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi e per dieci anni (dal 2004 al 2014) funzionario comunale a capo del Servizio pianificazione e qualità urbana del capoluogo. Secondo un rapporto di polizia dell'autunno 2013 tornato all'attenzione degli investigatori dopo il caso del villino acquistato da un presunto affiliato alla cosca (Francesco Macrì), la Sergio avrebbe commesso illeciti in due occasioni, sfruttando la sua posizione di alto funzionario a Palazzo municipale sotto le giunte guidate da Graziano Delrio, attuale ministro alle Infrastrutture.

I presunti favoritismi di cui avrebbero beneficiato imprese direttamente o indirettamente riconducibili alla cosca Grande Aracri sono citati in un carteggio riservato tra servizi, organi investigativi della Polizia e la questura di Reggio Emilia. I documenti, inviati a suo tempo anche alla Dia e alle questure di Crotone e Catanzaro, risalgono all'ottobre di tre anni fa ma sono citati anche in atti d'indagine recenti, coperti dal segreto istruttorio.

IL RAPPORTO. Il rapporto firmato dal questore dell'epoca, Domenico Savi, ha come oggetto: "Cosca Grande Aracri di Cutro. Possibili infiltrazioni nell'apparato politico-amministrativo del Comune di Reggio Emilia".

Nei documenti si fa esplicito riferimento a due episodi in cui Sergio - che, va detto, non risulta essere indagata in relazione a questi fatti - avrebbe favorito un'impresa edile e una società immobiliare.

Il primo episodio parla di presunti favoritismi della funzionaria nei confronti di Gaetano Papaleo, un imprenditore cutrese residente a Reggio, morto il 25 settembre del 2013 a 65 anni e "la cui moglie Maria Lucente è nipote del defunto capocosca Antonio Dragone". Si tratta di un terreno di proprietà della Edil Papaleo Srl situato in zona Pulce. Più precisamente, a Largo Blasetti.

VIA SETTEMBRINI. Siamo tra via Settembrini e la tangenziale sud-est, nelle campagne in parte "macchiate" di edifici cresciuti negli anni come funghi. Un po'come successo quasi ovunque, nella cintura cittadina. Largo Blasetti, inquadrato dal Comune nell'ambito di un "Polo sociale territoriale nuovo" nell'area sud, è un toponimo nato in funzione di due lotti: il primo, figlio di un intervento diretto, comprende quattro case a schiera e una villa: tutti edifici di pregio.

Il secondo è un lotto inizialmente unico, poi frazionato in decine di particelle come risulta da nostre verifiche all'Ufficio del catasto. Alle spalle delle case già costruite, un cancello dà su un terreno incolto dove campeggia una gru abbandonata. Tra l'erba alta, si scorgono anche le tracce evidenti delle opere di urbanizzazione primaria, effettuate in funzione di una successiva edificazione.

Il carteggio spiega che il terreno in questione sarebbe stato inserito nel Regolamento Urbanistico Edilizio (RUE) del 2009 "in virtù di una delocalizzazione da altra area predisposta ad hoc dalla stessa Maria Sergio".

AREE TRASFERITE. La delocalizzazione, va spiegato, è lo strumento urbanistico che consente il trasferimento di cubatura da un'area all'altra all'interno dello stesso Comune, sempre che la prima delle due aree sia interessata da esproprio o demolizione.

Il terreno in questione, una superficie utile di 1800 metri quadrati, è stato acquistato dalla Edil Papaleo nel febbraio del 2001 dal precedente proprietario - come risulta dalla visura storica catastale - e successivamente frazionato. L'appezzamento era inserito in una zona agricola a valenza paesaggistica, e dunque non edificabile. Ma pochi anni dopo, edificabile lo è diventato, in virtù di una delocalizzazione di una parte dell'areale dell'ACT di via Talami. In pratica, quella porzione di campagna vicina a via Settembrini è diventata "area di atterraggio" delle volumetrie di ACT. Bisogna tornare all'undici giugno 2007 quando il consiglio comunale di Reggio adotta una variante urbanistica al Prg relativa al trasferimento delle superfici previste dall'area di trasformazione urbana Tu-8. Ovvero, i terreni ACT di via Talami. La variante verrà approvata in consiglio il quattro aprile dell'anno successivo, il 2008.

NON PRESENTE. Il sospetto di favoritismi nasce dal fatto che, secondo i documenti di cui si è detto, la concessione edilizia alla Edil Papaleo sarebbe stata concessa senza la previsione delle opere di urbanizzazione. E la Sergio - passaggio delicatissimo, questo - avrebbe fatto firmare la relativa documentazione a un'altra dirigente "per occultare il suo intervento".

Stando ai documenti in possesso del Comune e richiesti con un "accesso agli atti" dal gruppo consiliare di Alleanza civica, la richiesta di delocalizzazione da parte della Edilpapaleo risale al 2006. Alla voce "impresa esecutrice", nelle carte del Comune figura un insolito "non presenti".

Chieste spiegazioni ufficiali in merito all'Ufficio edilizia, la risposta è stata la seguente: "La dicitura non presente nella colonna impresa costruttrice sta a significare che non è stato dato l'inizio lavori, dunque non c'è il nominativo dell'impresa".

Un fatto inquietante, visto che dal nostro sopralluogo emerge chiaramente che le opere di infrastrutture primarie sono già state eseguite, malgrado il cantiere risulti attualmente fermo. Ci sono i pozzetti delle fogne, alcune realizzazioni perimetrali, scavi sotterranei e la strada d'accesso, con tanto di marciapiede. Al Comune risulta insomma che nessuno abbia mai messo piede nel cantiere, ma basta vedere le nostre foto per capire che la situazione è differente.

L’ANONIMO. Come se non bastasse, del cosiddetto piano TU-8, ovvero delle aree ACT da delocalizzare, parla diffusamente anche una lettera anonima molto circostanziata. Una lettera che fa riferimento anche ad altri episodi, che è in possesso della Commissione parlamentare antimafia e che è stata portata anche all'attenzione della DDA di Bologna.

La Edilpapaleo è collegata a decine di altre società con viluppi di partecipazioni e molti nomi ricorrenti. La morte del suo titolare è ancora oggi considerata misteriosa.

IL GIALLO. Siamo al 25 settembre del 2013 quando il facoltoso imprenditore viene trovato morto nella sua abitazione in via Martiri della Bettola, "riverso a terra nei pressi della scala che dà accesso al piano superiore, senza alcun segno di violenza". Qualche mese prima, in aprile, Papaleo era stato arrestato per il possesso di una pistola.

Il 17 settembre, ovvero una settimana prima del decesso, si presenta ferito all'ospedale, sostenendo di essere rimasto vittima di una caduta accidentale. Dalle indagini risulterà un quadro ben diverso: l'imprenditore cutrese, quel giorno, si sarebbe recato in un cantiere di via Svevo con una pistola per affrontare il genero che dal settembre del 2010, di fatto gestiva in proprio la Edil Papaleo, ceduta dal padre alla figlia.

L'uomo si sarebbe ferito cadendo a terra, spinto dal genero che cercava di divincolarsi dalla sua presa. Dimesso due giorni dopo il ricovero, moriva come detto il 25 settembre di quell'anno, a una settimana dall'"incidente".

CASO NUMERO DUE. Il secondo episodio citato nel carteggio riservato fa riferimento a un immobile di via Tassoni di cui "la Sergio avrebbe favorito l'inserimento nel Rue". Il terreno in questione, si legge nell'appunto, sarebbe stato trasformato da non edificabile a edificabile "senza richiesta di variante alla destinazione d'uso, attraverso una fraudolenta manomissione del relativo incartamento tecnico".

Ma di chi era quel terreno? Del titolare di un'immobiliare che nel rapporto riservato viene considerato un "professionista a disposizione di soggetti contigui ad ambienti criminali calabresi".

L'area avrebbe poi subito nel tempo altri passaggi di proprietà. Il lotto al centro delle presunte irregolarità, secondo i riscontri che abbiamo trovato al Catasto, è un "invenduto" tra due altri palazzi ai civici 77 e 79, lungo la strada e alle spalle del Lungocrostolo. Un cartello annuncia la vendita dell'appezzamento "per villa singola, abbinata o trifamiliare" e al relativo numero di cellulare risponde in effetti l'immobiliare in questione. La quale conferma che il terreno è diventato edificabile con il RUE 2009. Il geometra reggiano regista dell'operazione cederà il terreno a una immobiliare cittadina della quale il carteggio riservato non parla, motivo per cui abbiamo deciso di non citarla perché nessun sospetto grava su di essa. Il Regolamento urbanistico edilizio del Comune del 2009 inserisce questa particella tra le aree delocalizzate. I numeri civici corrispondono. Nell'elenco dei terreni oggetto di trasferimento di cubatura si parla di una superficie utile da trasferire pari a 2.650 metri quadrati, "previa stipula di concessione con cessione gratuita dell'area".

COLLEGAMENTI. Fatto interessante: scavando tra le carte, emerge un collegamento indiretto tra i soggetti al centro dei presunti favoritismi da parte della Sergio: Papaleo, che ha gestito negli anni moltissime società in campo edilizio, risulta possedere il 50 per cento della Penta Immobiliare srl ( via Pansa 21) sino al 25 gennaio 2012, quando cede le sue quote a un albanese con precedenti di polizia.

In società con lui tra il 2003 e il 2011, nella Penta, risultavano soci il geometra di cui si è detto e un altro reggiano, possessori entrambi del 25 per cento della società. Le loro quote saranno rilevate da un calabrese con una sfilza di precedenti alle spalle, tra cui l'associazione a delinquere.

Il rapporto riservato della questura, come detto, fa parte di attività investigative più ampie tutt'ora in corso. Si può però citare uno scabroso passaggio del documento in cui il questore Domenico Savi - il suo autista Domenico Mesiano è ora accusato di associazione mafiosa - fa riferimento ai presunti favoritismi, scrivendo testualmente: "L'Ufficio all'epoca diretto da Sergio Maria avrà sicuramente espletato le formalità connesse a tali fatti (i due episodi, ndr) e non si esclude, come riferito dalle fonti attivate all'epoca, che per tali incombenze abbia potuto ricevere, come è prassi tra i cutresi, un presente".

TERREMOTO. Il carteggio parla anche di «rassicurazioni» che l’avvocato Domenico Grande Aracri, fratello del boss Nicolino, avrebbe fornito a un imprenditore amico sui lavori per la ricostruzione post-terremoto, «affermando di poter contare sull’amicizia di Maria Sergio».

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