È arrivata la primavera, ritorna il tempo dei cuccioli…
È primavera, arrivano le rondini e le vediamo di nuovo volteggiare sopra le nostre teste, arrivano ora con rondoni e balestrucci per cominciare a fare il nido. E poi ci sono altri animali, che non...
È primavera, arrivano le rondini e le vediamo di nuovo volteggiare sopra le nostre teste, arrivano ora con rondoni e balestrucci per cominciare a fare il nido. E poi ci sono altri animali, che non sono mai migrati, che hanno già i loro piccoli, merli, volpi, lepri e tanti altri che presto nasceranno nelle campagne, nei boschi, in un rudere abbandonato o in un casolare.
«Passeggiando per prati e boschi, può capitare di imbattersi in una piccola volpe o in un leprotto o in un piccolo capriolo, e alcune persone, credendo che si tratti di un animale abbandonato, prendono il cucciolo, senza porsi prima delle domande - racconta Piero Milani, responsabile del Pettirosso - Sarà veramente abbandonato? È ferito? Meglio chiamare chi li conosce veramente: a volte una telefonata può salvargli la vita o può insegnarci qualcosa».
Le mamme, se non sono vicine ai loro cuccioli, non è perché stanno cercando di abbandonarli ma è perché, dopo averli ben nascosti tra i ciuffi d'erba o dietro ad un tronco, non vogliono attirare l'attenzione di qualche predatore. «Le mamme stanno nelle vicinanze senza perderli mai di vista, con tutti i sensi allertati, pronte a correre in loro difesa ad ogni piccolo accenno di pericolo, a volte anche sacrificando la propria vita. Basta un lamento o un gemito e subito accorrono per vedere se il loro piccolo è in pericolo o deve essere allattato, per poi allontanarsi di nuovo - spiega Milani - Quando troviamo un cucciolo, possiamo chiamare Il Pettirosso per descrivere l'animale, senza toccarlo, e la situazione circostante, e comunque non bisogna mai prenderlo e portarlo a casa per farlo vedere ai bambini o cercare di allevarlo. Chi si improvvisa soccorritore o allevatore ha il 90% di probabilità di ucciderlo. Se il piccolo dovesse appartenere a quel 10% di sopravvissuti, nella fattispecie di caprioli, cervi, daini, una volta adulti possono, loro malgrado, diventare pericolosi per l'uomo in certi periodi dell'anno, senza contare che non sarebbero in grado di interagire con i propri simili e quindi incapaci di decifrare i segnali mostrati da un maschio della propria specie che difende il proprio territorio. La cosa più grave - prosegue Piero - è che nelle 48 ore successive al rilascio, tra stenti ed agonie, l'animale così allevato soccomberà disidratato ed affamato perché l'improvvisato soccorritore non gli può avere insegnato come e dove procurarsi il cibo o come cacciarlo».
A tutto questo c'è rimedio: basta fare una telefonata ai volontari del centro Il Pettirosso e insieme a loro trovare la soluzione e una volta che l'animale è cresciuto, partecipare alla sua liberazione con il Pettirosso.
«Questo vuol dire amare in modo responsabile gli animali, nel rispetto delle leggi perché la fauna selvatica è proprietà dello Stato e detenerla è considerato furto di patrimonio dello Stato».
Quindi a questo punto d’obbligo essere preparati anche a questo tipo di incontri. La prossima volta che vai nel bosco, nello zaino o memorizzato sul proprio cellulare vale la pena di portare dietro i numeri del Pettirosso: 3393535192 - 3398183676 - 112. E nel caso chiamate subito (l.s.)
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