Fisco e capitali all'estero, altri quattro modenesi in Panama Papers
Nella nuova lista ci sono anche Alberto Albertazzi, Filippo Fernando Saladino, Rodolfo Roversi e Mauro Cuoghi
Spuntano altri quattro modenesi tra i file dei Panama Papers. Nella seconda trance di 100 nomi pubblicati dal settimanaleL’Espresso, partner esclusivo per l’Italia dell’International consortium of investigate journalists (Icji), che ha fatto luce sui conti offshore di mezzo mondo aperti nello studio panamense Mossack - Fonseca, ci sono quattro imprenditori tutti legati ad attività della provincia di Modena. Sono Alberto Albertazzi, carpigiano titolare della ditta Albertazzi G. Spa, Filippo Fernando Saladino, proprietario della Paltinum Tiles di Formigine, Rodolfo Roversi, ex proprietario di quella che era la Romy di Concordia, e Mauro Cuoghi, imprenditore nel mondo dell'abbigliamento.
Il gigantesco labirinto virtuale dei Panama Papers li ha sputati fuori assieme a nomi ben più noti a livello nazionale come quello di Flavio Briatore, Silvio Berlusconi, Adriano Galliani e Emanuela Barilla. Con proporzioni diverse anche loro, secondo i file fuoriusciti dai database dello studio Mossack-Fonseca, avrebbero nascosto, attraverso conti esteri praticamente esentasse, capitali al fisco italiano evitando così grane con l’Agenzia delle Entrate.
Filippo Fernando Saladino ha la sua azienda a Formigine: la Platinum Tiles. È specializzata nella vendita di piastrelle, il suo sguardo punta verso il mondo latino-americano con cui chiude la maggior parte di affari e anche il sito lo dimostra. Tre le lingue: portoghese, spagnolo e inglese americano. Nessuna traccia dell’italiano. Al telefono, Saladino, risponde in spagnolo e si dice «colto alla sprovvista» dall’uscita del suo nome tra quelli dello studio panamense. Lui assicura di «non aver mai avuto contatti con lo studio Mossack - Fonseca» e di «non aver mai avuto a che fare con Panama in generale».
A supporto della sua tesi spiega come anche se «abbiamo due società in Argentina e Colombia tutti i bonifici delle vendite vengono fatti su banche italiane», metodo che garantisce la trasparenza fiscale nei confronti del Fisco. «Le due società, quella colombiana e quella argentina abbiamo deciso di aprirle come showroom», in pratica saloni d’esposizione dove i clienti possono acquistare i prodotti direttamente in loco oppure ordinarli e farseli spedire.
«Noi non abbiamo conti estero su estero - rimarca Saladino - Le tasse le paghiamo tutte in Italia. Per venire a capo di questa situazione parlerò con il mio commercialista in modo da far luce sulla vicenda».
Altro imprenditore molto conosciuto in zona è Alberto Albertazzi. La sua azienda si occupa di imballaggi plastici per alimenti deteriorabili o freschi fin dal 1938, come recita il sito internet. Fondata a Carpi oggi mantiene solo la sede legale nella città mentre la produzione è stata spostata a Correggio. L’azienda contattata durante la scorsa mattinata aveva garantito che, vista l’assenza dell’imprenditore in sede, lo avrebbe informato così che proprio lo stesso Albertazzi avrebbe potuto spiegare direttamente la sua posizione nel pomeriggio. Una situazione che non si è mai verificata, anzi. Il telefono dell’azienda ha squillato a vuoto dalle 17 in poi.
Rodolfo Roversi è invece originario di Concordia. La sua famiglia abita ancora nel piccolo paese del Modenese mentre lui è emigrato fuori regione. Gestiva una piccola impresa di imballaggi per capi di abbigliamento d’alta moda, poi chiusa. Raggiunto telefonicamente ha risposto con un lapidario «niente da dire» prima di riagganciare.
Loro si vanno ad aggiungere agli altri quattro nomi emersi la scorsa settimana: Luca Cordero di Montezemolo (che nella lista risulta residente a Modena), l'imprenditore ortofrutticolo vignolese Augusto Pianesani, presidente di Ilpa, e i due imprenditori edili Francesco Ortonovi di Pavullo e Friedrich Strafingher di Formigine. L’Espresso deve ancora svelare i nomi di altri 600 italiani che hanno avuto a che fare con lo studio Mossack-Fonseca. Non è escluso che i modenesi siano finiti.
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