Non lo ripuliscono e il Secchia “mangia” la ciclabile dell’Oasi
Formigine. Crolli sul Percorso Natura dopo le piene invernali Eroso il sentiero del parco Colombarone: si rischiano cadute
FORMIGINE. Il percorso Natura Secchia è un gioiello. Una pista pedonale e ciclabile che corre per 33 chilometri lungo la riva destra del fiume che divide le province di Modena e Reggio, partendo dal Comune geminiano e risalendo fino a Castellarano. Il punto più affascinante è senza ombra di dubbio l’oasi del Colombarone, che sorge proprio nella frazione omonima, all’interno del territorio formiginese. Cinquanta ettari in cui la fauna, in particolare decine di specie di uccelli, trova un ambiente ideale per vivere. L’oasi, nell’ultimo periodo, è anche al centro della protesta del Movimento 5 Stelle riguardante la bretella Campogalliano-Sassuolo, che potrebbe intaccare un habitat così delicato e ricco. L’uomo, finora, ha rispettato e preservato l’oasi, tanto che nei giorni festivi centinaia di persone scelgono proprio quel tratto del Percorso Natura per passeggiate o gite in bicicletta.
L’inverno, e le piene del Secchia, però, hanno lasciato un’eredità pericolosa. Un tratto di circa una trentina di metri della pista ciclabile, infatti, è letteralmente franato nel fiume, lasciando un’esigua striscia di poco più di un metro di larghezza in cui transitare. Proprio in un punto a ridosso dell’oasi, in cui il Percorso Natura si trova a circa cinque metri di altezza sul letto del fiume. Ci sono indicazioni che invitano chiaramente ad evitare la zona a rischio, ma si tratta di un palliativo. Tutti, infatti, continuano a percorrere quel tratto del sentiero, diviso dal fiume con una rete di sicurezza rossa e un nastro con incise le parole “Lavori in corso”. A piedi non ci sono pericoli di sorta, lo spazio a disposizione è sufficiente per il passaggio senza che si corrano rischi per la propria incolumità; diverso il discorso per i cicloamatori, e sono tanti - anche ragazzini - quelli che trascorrono il loro tempo libero pedalando sul Secchia: una caduta in quel punto significherebbe volare per cinque metri sul ciottolato del fiume.
«La situazione è peggiorata in inverno - raccontano alcuni frequentatori abituali del Percorso Natura - perché già in passato c’erano stati dei cedimenti. Probabilmente le piene e la mancanza di cura del letto del fiume hanno eroso ulteriormente il terreno. Senza dragaggio al centro si accumulano detriti, con la conseguenza che il fiume è costretto quindi a deviare il proprio corso naturale, allargandolo e andando ad erodere gli argini su cui poggia la ciclabile». Un neo per un gioiello della nostra provincia. Al di là della manutenzione ordinaria, probabilmente basterebbero un paio di giorni di lavoro per mettere in sicurezza il percorso e dare un senso a quel “Lavori in corso” che fa bella vista di sé. (gib)
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