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Di Matteo avverte i carpigiani «La mafia si allea col potere»

Di Matteo avverte i carpigiani «La mafia si allea col potere»

I magistrati palermitani Nino Di Matteo e Mario Conti sono stati protagonisti dell’incontro dal tema “Mafia e antimafia” che si è svolto ieri all’Auditorium San Rocco. Al termine a Di Matteo è stata...

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I magistrati palermitani Nino Di Matteo e Mario Conti sono stati protagonisti dell’incontro dal tema “Mafia e antimafia” che si è svolto ieri all’Auditorium San Rocco.

Al termine a Di Matteo è stata consegnato il premio “Ne vale la pena 2016”, in passato tributato a Rita Borsellino, Nicola Gratteri e Antonio Nicasi per il loro impegno. L’incontro è stato anche occasione per presentare il libro di Di Matteo intitolato “Collusi” (Rizzoli), che indaga il perché uomini delle istituzioni e manager continuino a trattare con la mafia.

«Da più di vent’anni, da quando sono entrato in magistratura mi occupo quasi solo di processi di mafia, prima come pm a Caltanissetta poi a Palermo – ha esordito Di Matteo – Oggi, quando i cittadini assistono a indagini e processi che riguardano Cosa nostra e i rapporti con le istituzioni si parla di questo fenomeno come una novità. In realtà l’organizzazione mafiosa Cosa nostra ha sempre avuto nel suo Dna costitutivo una caratteristica che la distingue da tutte le altre mafie: quella della ricerca fatta con tenacia del rapporto con il potere, di ogni tipo. Questa non è una novità: già più di 150 anni fa si concludeva che di quella mafia facevano parte coloro i quali esercitavano la violenza in modo predatorio sul territorio, ma anche un gruppo che veniva definito “i facinorosi della classe media”. Si trattava dei colletti bianchi, i quali sfruttavano la violenza dei mafiosi con coppola lupara per perseguire i loro interessi. Quello che voglio far capire è che la mafia non è un fenomeno di rozzi contadini dediti alla violenza. La mafia è un fenomeno di classi dirigenti di questo paese. Negli anni Ottanta era Michele Greco, ricchissimo proprietario terriero, il capo della mafia. Più recentemente, l’ex presidente della Regione Sicilia Salvatore Cuffaro è stato coinvolto in indagini nate da un’intercettazione ambientale in cui era presente anche un primario di chirurgia all’ospedale civile di Palermo. E le vittime di mafia sono state spesso delegittimate dalle istituzioni che rappresentavano, ma che non volevano essere rappresentate da persone con la schiena dritta che poi sono state uccise. Bisogna colpire proprio questi rapporti per combattere la mafia. Questa consapevolezza ancora non c’è». (s.a.)

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