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Parliamoci - Trivellatori e trivelle

Enrico Grazioli
Parliamoci - Trivellatori e trivelle

 Per quanto il premier si sforzi di dire che il referendum di oggi non sia un test politico, lo è. E lo è più di ogni altra cosa. Intanto perché lo stop alle concessioni infinite a...

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Per quanto il premier si sforzi di dire che il referendum di oggi non sia un test politico, lo è. E lo è più di ogni altra cosa. Intanto perché lo stop alle concessioni infinite a chi cerca petrolio nel nostro mare lo ha chiesto la politica, senza mascherare neppure troppo l’intenzione di arginare il decisionismo renziano.

L’iniziativa non è popolare, ma parte da alcune Regioni, guidate da aspiranti leader che dentro e fuori il Pd non perdono occasione di picconare il Giglio magico sperando almeno di strapparne qualche petalo. Tutto più legittimo. E pure fondato su riflessioni non peregrine. Anzi, capaci di sollecitare e coinvolgere le istanze dell’ambientalismo cementandole addirittura con la parola francescana del Papa che prega l’uomo di prendersi cura di mare, cielo e terra per non ridurre l’Adriatico a un Golfo del Messico.

Laudato sì, dunque Emiliano governatore di Puglia (dove gli acquedotto continuano ad avere più buchi che tubi) e i suoi colleghi? Magari anche. A patto che si comprenda, andando alle urne, che non si tratta di una svolta epocale per la tutela del nostro ambiente, ma al più di un avviso ai naviganti, ai timonieri.

Che hanno gioco discretamente facile a ricordare la nostra cronica dipendenza da altri nell’approvvigionamento di idrocarburi, la tutela comunque di qualche posto di lavoro, l’esempio del nord Europa che ha sposato da decenni ricerca ed estrazione con la difesa del circostante. Il raggiungimento del quorum e la vittoria del Sì sarebbero un segnale di consapevolezza forte e più matura da parte degli italiani in tema di sostenibilità: ma in sé non sposterebbero le sorti del nostro ecosistema, se non impegnassero chi legifera e chi governa a muoversi sistematicamente e in modo organico in questa direzione

L’effetto sicuro sarebbe solo di provocare altra fibrillazione su una compagine di governo che ha posto la sua trincea su un altro referendum: quello d’autunno, la riforma costituzionale. E da oggi ad allora le trivelle dell’opposizione, quella interna compresa, non smetteranno di cercare altre crepe nel renzismo, altre sorgenti di malcontento, altra benzina da gettare sul fuoco. Tutto lì quello che rimarrà.

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