«Il primo passo, detassare il campionario»
Ha costi elevatissimi e riconoscerlo come “investimento per ricerca” potrebbe aiutare il settore
Una grande mano agli imprenditori lo darebbe il riconoscimento del campionario come investimento di ricerca. È un tasto quello del campionario, battuto da gran parte degli stilisti e degli amministratori delegati dei brand del distretto.
Palma Costi, l'assessore alle attività produttive in Regione, durante la tavola rotonda sullo stato di salute del fashion system in Emilia Romagna tenutasi in febbraio, si è dimostrata molto aperta al dialogo. «Abbiamo spiegato all'assessore che sul nostro settore, che è proiettato verso l'innovazione per natura - spiega Tamara Gualandi, presidentessa di Cna FederModa - gravano tantissimo i costi del campionario, che è composto con ore e ore di ricerca sui tessuti, passamaneria, accessori, a cui segue l'acquisto delle prove dei tessuti. Tessuti che arrivano sempre con maggiorazioni data la metratura esigua che serve per il campionario. Non è poi detto che questi tessuti una volta arrivati vadano bene. Poi tutto passa nelle mani delle modelliste. Modelli complicati richiedono ore e ore per essere trasposti sulla carta, poi bisogna tagliare il tessuto, confezionare l'abito, ricamarlo, arricchirlo e con quello che costa un dipendente all'ora capite bene che peso abbia il campionario sul bilancio di un'azienda».
La storia dello sviluppo del campionario continua con la creazione delle copie dell'abito da dare agli agenti di commercio, copie che, ovviamente hanno costi altissimi sempre per la quantità esigua di produzione.
Un campionario è composto da circa 1200 capi, dei quali, spesso, oltre il 10% non va in produzione perchè non ha incontrato il gusto del cliente o per la poca marginalità tra costi produttivi ed effettivo ricavo. La vendita della produzione effettiva ammortizza solo in parte minima il costo del campionario.
«La battaglia è quella di farci riconoscere un accredito, come avviene per le case farmaceutiche che fanno ricerca - afferma Gualandi - Il campionario non è da considerarsi routine per un'azienda. La gente deve capire quante persone ci sono dietro alla maglietta che indossa: chi ha piantato il cotone, chi l'ha raccolto, chi ha tessuto il filato, chi l'ha scelto, chi ha disegnato il modello, chi l'ha trasposto dalla carta alla tela e così via, fino ad arrivare al commesso del negozio che l'ha proposto. Dimenticatevi il glamour per un momento».
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