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«L’embargo alla Russia ci sta soffocando»

«L’embargo alla Russia ci sta soffocando»

Anna Molinari (Blumarine): ko un mercato importante, Cristiano Burani: incubo burocrazia e fisco

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Per uscire da questa situazione complessa, imprenditori ed economisti hanno spesso invocato, in modo scherzoso, l'uso della "bacchetta magica", ma c'è stato anche chi, più concretamente, ha cercato di suggerire una soluzione di immediata realizzazione: togliere le sanzioni alla Russia.

Il mercato russo rappresenta una percentuale altissima delle esportazioni di qualsiasi marchio del distretto, chi più, chi meno, con numeri che vanno dal 30% all'80% per alcuni brand.

«Ogni giorno dobbiamo combattere battaglie su più fronti - dice Anna Molinari, stilista di Blumarine - che siano le catene low cost con la loro produzione ad alta velocità, il difficile reperimento di personale specializzato (una delle mie paure maggiori è che il know-how, le competenze uniche che abbiamo qui a Carpi vadano perse dopo che le ultime sartine e magliaie andranno in pensione) e soprattutto questo embargo ad uno dei mercati per noi più florido. Il lato positivo di questa intricata questione politica è che abbiamo dovuto cercare nuovi mercati, spingendoci ad osare in un momento in cui, invece, bisognerebbe essere un po' più cauti. Abbiamo dovuto essere per forza più ricettivi verso situazioni che magari prima non consideravamo molto perché le davamo per scontate. Il mercato italiano è assolutamente da riconquistare, invece non farei molto affidamento su quello cinese, troppo intento a crescere dopo aver appreso le tecniche da noi».

Dello stesso avviso Cristiano Burani, designer del brand che porta il suo nome: «Il mercato russo è fondamentale per il fashion system italiano perché i russi ci ammirano per le nostre doti, per il nostro produrre arte in modo sopraffino (già al tempo degli Zar i nostri migliori architetti venivano chiamati per costruire i palazzi e le dimore reali e le opere dei nostri artisti hanno decorato gran parte di questi edifici) mentre i cinesi, ci adulano per poi copiarci e per sfruttare i rapporti proponendo accordi di produzione. Il nostro governo dovrebbe alleggerire la pressione fiscale e la burocrazia, prestando un po' più di attenzione ad un settore che rappresenta una voce pesante del PIL nazionale. Abbiamo il dono immenso della creatività, invidiato da tutti, ma lo stato non aiuta le aziende ad essere competitive». (m.v.m.)

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