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«Le piccole aziende rischiano di sparire E nessuno le ascolta»

«Le piccole aziende rischiano di sparire E nessuno le ascolta»

Sos di Tamara Gualandi, imprenditrice a capo di FederModa «In giugno scadranno le Cambiali Errani: chi le rimborserà?»

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«La situazione del distretto è molto grigia, in tutta sincerità, ovviamente dobbiamo cercare di non perdere l'entusiasmo se no decreteremo la nostra fine senza lottare». Esordisce così Tamara Gualandi, imprenditrice a capo di Cna FederModa, in grado di fissare quali siano le problematiche che affliggono la filiera e di dare suggerimenti concreti per la loro realizzazione.

«La cosa più difficile in questo momento è portare a casa i soldi, perché nessuno paga. Il mercato italiano non riparte, c'è troppa pressione fiscale, i costi produttivi sono alle stelle e gli imprenditori stanno facendo i salti mortali per arrivare a fine mese - spiega la presidentessa del settore - cercare nuovi mercati internazionali con questo clima geo-politico in cui si registrano, per motivi differenti, criticità in Cina, in Russia e anche in America dopo una iniziale ripresa, non è la via di fuga giusta. I piccoli imprenditori fanno fatica a far sentire la propria voce con le istituzioni, perché sono troppo impegnati a sopravvivere».

QUI C’ERA IL REGNO

DEI LABORATORI CONTO TERZI

Carpi era il regno dei laboratori conto terzi, che ora sono in gran parte in mano ai cinesi, esclusi quelli a conduzione familiare che proseguono l'attività fino all'età della pensione dei fondatori per poi essere venduti o chiudere. Questi laboratori erano lo scrigno nel quale veniva custodito gelosamente il know-how, la competenza, l'abilità artigianali che caratterizzavano il nostro distretto.

«Per motivi di pressione fiscale e costo del lavoro - continua Gualandi - i 10 brand più importanti di Carpi risultano avere pochissimi dipendenti a fronte di fatturati sempre più in crescita legati a guadagni consistenti perché tutti passaggi produttivi vengono svolti all'estero. Sui giornali ci finiscono loro ovviamente, il che non è assolutamente una cosa negativa perché sempre in alto portano il nome di Carpi, ma bisognerebbe dare risalto anche alle piccole aziende made in Carpi che propongono un prodotto di qualità maggiore».

Dopo aver risollevato le sorti di Pitti a Firenze, Renzi ha fatto sentire la sua vicinanza al settore moda, presenziando all'apertura della settimana di sfilate a Milano, non facendo promesse, ma garantendo la disponibilità ad un dialogo.

«Questo dialogo deve assolutamente esserci - afferma Gualandi- bisogna che i nostri politici proteggano il Made in Italy in sede europea per primo. Scalfarotto deve capire che noi piccoli imprenditori che produciamo tutto in Italia, dobbiamo giustificare al cliente i prezzi derivati dalla scelta di non espatriare, nonostante tutte le tasse e la burocrazia. Paghiamo l'energia più alta d'Europa, paghiamo tasse sui rifiuti alle stelle, il costo del lavoro più alto d'Europa ai quali si vanno ad aggiungere i costi dei materiali».

Una soluzione potrebbe essere trovare facoltosi partner esteri, ma anche questo non sembra un sentiero percorribile.

«Con un panorama che propone tempi giuridici biblici, burocrazia intricatissima per aprire un'azienda, costi inimmaginabili per uno straniero, non abbiamo alcun appeal per far arrivare imprenditori esteri, che tutt'al più comprano il marchio e vanno a produrlo in Bangladesh o in Macedonia», spiega la presidentessa di FederModa, che si lascia andare ad uno sfogo amaro: «Stiamo perdendo la filiera, tutte le competenze. Laboratori che da anni hanno investito in manodopera specializzata stanno perdendo personale e gli imprenditori che vanno in pensione non hanno un ricambio perché i giovani non vedono un futuro in questo settore e preferiscono vendere l'azienda di famiglia o far cessare l'attività. Bisogna fare qualcosa per i laboratori che non possono vivere solo per le campionature».

SI STANNO PERDENDO

LE COMPETENZE DELLA FILIERA

«Quello che era il fiore all'occhiello di Carpi, le micro competenze, una gamma di scelta amplissima, tecnologie innovative stanno andando perse. Un ulteriore problema si sta avvicinando: a fine giugno scadranno le cosiddette cambiali Errani, stilate in occasione del sisma del 2012, ci saranno grandissimi contraccolpi perché le aziende non hanno i capitali per rimborsarle. Siamo stati inascoltati per la ricostruzione, siamo stati lasciati da soli. Abbiamo scelto di non cedere ai cinesi, di non andare a produrre all'estero. Abbiamo scelto di credere ancora nelle nostre competenze, stiamo tenendo duro, ma dato l'immobilismo e le vessazioni percepiti, non so quanto queste scelte siano state recepite ed apprezzate».

Maria Vittoria Melchioni

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