Moda ed economia: Qualità e investimenti in ricerca: è il futuro del “made in Carpi”
Dagli anni d’oro alla grande crisi: il numero delle imprese calato del 61%, gli addetti dimezzati Il distretto, colpito anche dal terremoto, cerca di guardare avanti. Piccoli segnali di ripresa
CARPI.Sta molto male, ma non è in pericolo di vita. È questo lo stato di salute del distretto tessile carpigiano che emerge dai dati forniti da Cna e dalla Camera di Commercio. Un distretto che da sempre è espressione della nostra creatività, in un settore in cui siamo leader mondiali, ricercatissimi per il lusso e la qualità dei tessuti. Un distretto che si trova in una fase di transizione: si è lasciato alle spalle i fasti degli anni'80 e '90 e non è ancora quello che è destinato ad essere nel futuro, quando la tecnologia e l'e-commerce avranno plasmato l'evoluzione della moda.
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GLOBALIZZAZIONE: BRUTTO COLPO. La globalizzazione ha inferto un duro colpo ad un polo industriale che ha fatto del prodotto artigianale, dalla cura maniacale per il dettaglio, il proprio punto di forza. Questo ridimensionamento del mercato non è stato assorbito in modo proattivo dal distretto, che ha accusato il colpo, iniziando a perdere i pezzi. Ad aggravare la situazione sono sopraggiunti poi la crisi del 2008-9 alla quale è seguito un altro inaspettato picco al ribasso nel 2011-12, anno in cui la nostra terra è stata colpita anche dal terremoto.
Carpi ha saputo reagire alla fine dell'epoca d'oro della maglieria riposizionando la produzione su fasce più qualificate. Notiamo che i dati parlano per alcuni tipi di produzione e confezione, addirittura di una crescita, che però non equivale ad una corrispondente crescita occupazionale.
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GLI ANNI DELLA CRISI. Gli anni presi in considerazione sono il 2010 pre-crisi e pre-terremoto, il cruciale 2012 e l'ultimo dato a disposizione risalente al settembre 2015. In questo lustro le perdite sia del numero delle sedi produttive che dei posti di lavoro, risultano abbastanza contenute e si aggirano su percentuali che arrivano al -9,8% circa per le industrie e al -5,8% per il personale. La situazione è invece molto preoccupante se si prendono in considerazione i dati relativi agli anni 90, punto di massimo splendore del distretto. Le percentuali sono da brivido: -61,1% per quanto riguarda le imprese e -49,1% per quanto riguarda gli addetti del settore.
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Ma non ci sono solo note dolenti. Come dicevamo, il fatturato è tornato ad essere in crescita grazie ad una riqualificazione del prodotto, frutto di investimenti nella ricerca, nella promozione, nella distribuzione che hanno permesso di acqusire una maggiore visibilità alle imprese del distretto rendendole note in tutta Italia e all'estero. Nel 2000 solo il 10, 5% delle aziende a elevata visibilità era noto come carpigiano, per passare ad un 54,8% nel 2015. Le attività della filiera che si concentrano nel distretto sono sostanzialmente quelle che caratterizzano la fase iniziale di essa: ricerca e sviluppo dei prototipi, commercializzazione e marketing. La produzione è spesso delocalizzata all'estero, mentre le fasi della manifattura che ancora resistono sono quelle che danno al prodotto un valore un aggiunto: tessitura, ricamo, applicazioni e le produzioni di capi esclusivissimi.
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Le piccole dimensioni delle aziende sono un doppio laccio al territorio, che spesso equivale ad una dipendenza dal mercato interno, che purtroppo in questo momento storico langue, e alla subfornitura che porta con sé una sorta di anonimato del distretto che invece gioverebbe molto del riconoscimento di prodotto 100% Made in Italy.
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