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Modena, contabile truffa la titolare malata grave

di Carlo Gregori
Modena, contabile truffa la titolare malata grave

Durante il ricovero dell’amministratrice dell'azienda modenese, per 3 anni la ragioniera di fiducia incassa soldi per sé e non ne versa a Inps e fisco. Spariti 80mila euro

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MODENA Approfittando della grave malattia della titolare della azienda - un male che l’aveva costretta al ricovero debilitandola anche psicologicamente - l’ha sostituita in tutte le attività amministrative tenendo per sé 80 mila euro. Firmava assegni, li cambiava in contanti, anticipava le riscossioni e chiedeva rateizzazioni all’Inps. Alla fine ha truccato i bilanci per almeno 50mila euro per coprire agli ammanchi. Per questi motivi, ieri il giudice ha condannato P.S., una 39enne di Soliera, a 7 mesi di carcere con pena sospesa e alla quantificazione del risarcimento alla titolare da definire in sede civile.

LA VICENDA Nel 2006 Cinzia, titolare di un azienda modenese, è gravemente ammalata e subisce alcuni ricoveri con terapie forti e debilitanti. La sua attenzione non può essere sufficiente per andare avanti nella conduzione della sua azienda, che oltretutto è già stata duramente colpita dalla crisi. Così accorda fiducia a una sua contabile dell’amministrazione, P.S., che già svolge tutte le pratiche e quindi ha solidi contatti nelle banche e negli sportelli degli enti pubblici.Solo nel 2009, quando l’azienda sta andando a rotoli, avvisata di quanto accade in ditta, Cinzia - convalescente ma non guarita - si interessa di cosa è accaduto in quei tre anni e trova conferma alle voci che circolano su P.S.

I CONTI NON TORNANO Affida una consulenza a un esperto contabile e viene scoprire che il Durc è stato falsificato e non risultano alcuni versamenti dovuti per i dipendenti. Addirittura per quanto riguarda le posizioni previdenziali era stata chiesta una dilazione rateale all’Inps. Nel guazzabuglio di conti, pagamenti e incassi, l’esperto scopre che esistono numerosi assegni firmati a nome della titolare o con una sigla non sua. Così va in banca e parlando con i responsabili viene a sapere che da tempo avvengono incassi immediati di assegni oppure gli assegni sono girati altrove. Sono state anche presentate false fatture per poter ottenere liquidità tramite sconto bancario. A questo si aggiungono mancati versamenti di imposte, falsificazioni i voci in bilancio e così via. Insomma, un disastro. Dietro queste operazioni oscure si trova sempre lei, la contabile di fiducia. Nelle sue mani, secondo i calcoli fatti, sono spariti 80mila euro. Dove sono finiti?

IL PROCESSO Nel corso del processo, l’imputata non ha saputo spiegare come e dove sono finiti tutti quei soldi. La difesa anche ieri chiedendo l’assoluzione ha chiesto come sia stato possibile che per tre anni la titolare non si fosse accorta di nulla e ha anzi avanzato il sospetto che menta dal momento che il dissesto dell’azienda era avanzato e la titolare metteva le mani in cassa per spese sue (il fallimento è arrivato poco dopo la relazione del consulente contabile).

L’accusa e la parte civile, rappresentata dall’avvocato Alessia Massari, hanno invece ribadito punto su punto che si tratta di una truffa aggravata (dall’ingente quantità di denaro) commessa con numerosi raggiri e creando uno scudo tra i dipendenti, che chiedevano spiegazioni delle irregolarità in busta paga, e la titolare ricoverata e ignara di quanto veniva fatto in suo nome.

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