«Esistono ancora casi clandestini»
La dottoressa Vecchi: «Abusano di farmaci, anche un problema di integrazione»
«Quando sei per anni responsabile del servizio di interruzioni di gravidanza, ci devi per forza credere molto». A parlare è Stefania Vecchi, ginecologa tra le più note in città, per più di dieci anni responsabile del servizio di interruzioni di gravidanza, ma se qualcuno si azzarda a definirla abortista va su tutte le furie: «Perché lo faccio? Io semplicemente sono un medico che deve dare risposta ad un diritto, rispettando una legge dello Stato».
Perché i medici obiettori sono in aumento?
«Chi ha vissuto quegli anni si sente più unito ai bisogni che le donne esprimevano. Oggi la società è frantumata e l’idea di ginecologo come servizio è scomparsa. È più semplice usare escamotage per obiettare e sfuggire a questo lavoro».
Esiste, quindi, una obiezione di comodo?
«Assolutamente sì, e non è nemmeno tenuta nascosta. Ci sono colleghi che non se la sentono per motivi religiosi e ideologici, ma c’è soprattutto chi la vuole evitare perchè è una fatica farlo. Inoltre gli accordi che prevederebbero un utilizzo degli obiettori in servizi alternativi e complementari non sono mai stati rispettati».
Questo problema esiste anche a Modena?
«La percentuale obiettori è innegabilmente aumentata fino a raggiungere casi come quello di Pavullo, dove tutti obiettano. Tuttavia io non mi sono mai sentita isolata o bloccata nella carriera per la scelta che ho fatto. In altre parti d’Italia è certamente più difficile».
Come mai l’aborto è in diminuzione?
«È la dimostrazione che la legge ha funzionato, facendo emergere i tanti casi di clandestinità, intervenendo non solo nell’emergenza, ma anche sulla prevenzione, per la quale i consultori devono essere fortemente potenziati. Non è rendendo difficile il percorso che si combatte l’aborto, così si favorisce solo la clandestinità».
A Modena ci sono casi di questo tipo?
«Ci sono criticità, c’è una realtà sommersa nel mondo della prostituzione, della clandestinità e delle comunità meno integrate dove si usano farmaci in commercio per altri motivi che presi in grandi quantità hanno effetti collaterali che portano all’aborto. Ce ne accorgiamo vedendo i casi di abuso di farmaci di questo tipo che arrivano in pronto soccorso. Anche in questo caso è l’integrazione a poter risolvere il problema». (d.b.)
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