I coraggiosi eroi di Verica che salvarono sette ebrei
Pavullo. Don Michele Montanari e Alfonso Mucciarini nascosero una famiglia durante la Seconda Guerra Mondiale: Israele li nomina “Giusti tra le Nazioni”
PAVULLO. Pavullo ha altri due Giusti tra le Nazioni, dopo le famiglie Succi, Casolari, Romani e Serafini, insignite dell’onorificenza due anni fa. Come allora, anche adesso è Verica il cuore della storia, perché il riconoscimento è stato attribuito ieri mattina al parroco don Michele Montanari e ad Alfonso Mucciarini, attraverso i loro familiari. E peraltro le due vicende sono strettamente correlate. Nel luglio 2014 infatti, grazie alle testimonianze raccolte dallo storico Terenzio Succi, venne premiato il coraggio delle famiglie che permisero ai bolognesi Bruno e Guido Neppi di sfuggire alla deportazione. Ma in quella circostanza emerse un altro racconto parallelo, quello dell’ingegnere modenese Mario Levi, di sua moglie Ida Crimi e dei loro cinque figli che in fuga dai nazisti trovarono riparo anch’essi a Verica, presso appunto Alfonso Mucciarini, dietro regia sempre di don Michele. Nato a Levizzano di Castelvetro nel 1893 e morto a Vignola nel 1963, fu il sacerdote a raccogliere l’appello dell’avvocato Alfonso Taccoli del Comitato di Liberazione Nazionale, a cui si era rivolta la famiglia Levi, non solo contattando Mucciarini, ma dando protezione attiva durante la permanenza a Verica, dove poi Mario Levi si unì ai partigiani di Armando.
«Il don non fece una piega quando gli arrivò la richiesta – ha raccontato commossa Viviana Levi, una delle figlie - non volle sapere niente di noi. E si mise in opera subito: prese papà e mamma in canonica, e poi chiamò Alfonso Mucciarini, da cui ebbe la più totale collaborazione per la stima incondizionata che aveva nel suo parroco. Fu una grande persona anche lui, sempre sereno anche in quei giorni drammatici, e pronto a dare consiglio».
A don Michele era già stata intitolata una strada a Verica nel 2011, grazie all’iniziativa di Alfa Cortesi Montanari, moglie di un nipote del sacerdote che abitò a lungo con lui, anch’essa presente alla cerimonia assieme al cerimoniere diocesano don Luigi Biagini e a fitte delegazioni studentesche dell’istituto Marconi e del Cavazzi-Sorbelli.
«Era giusto che venisse fuori anche questa parte della storia – ha sottolineato – a ulteriore prova dell’eccezionale coraggio di quest’uomo che merita davvero di essere tra i Giusti». È stata lei a ricevere dalle mani di Sara Ghilad, primo assistente preso l’ambasciata israeliana in Italia, la medaglia e l’attestato che prelude all’iscrizione del nome sulle pareti d’onore del Giardino dei Giusti dello Yad Vashem, il memoriale delle vittime dell’Olocausto. Per i Mucciarini invece la consegna è stata fatta alla nipote Daniela Baraccani. «Nell’oscurità più profonda – ha detto la Ghilad – ci furono degli spiragli di luce. E come dice il Talmud, chi salva un essere umano è come che salvasse il mondo intero”. “E' una bella giornata per Pavullo – ha commentato il sindaco Canovi – perché ci fa riflettere su nostri coraggiosi concittadini».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
