Gazzetta di Modena

Modena

Ines, la madre di guerra che correva tra le jeep

di Chiara Russo
Ines, la madre di guerra che correva tra le jeep

Quando arrivarono in città gli Alleati uscì dal suo rifugio e si lanciò in strada con la foto del primogenito scomparso. Potè riabbracciarlo poco prima di morire

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Modena, 22 aprile 1945, in corso Duomo, sotto al portico, in un mezzanino del Palazzo vescovile vive una famiglia sfollata. L'ennesimo rifugio trovato, in quegli anni di guerra, quando la quotidianità veniva spesso stravolta da un allarme aereo, rastrellamenti, mitragliate proprio come quella che conficcò le pallottole nella testata del letto delle sorelle Vittoria e Maria Ludovica, figlie di Ines Tosatti che, d'accordo con il marito Carlo Carlini, decise di lasciare l'abitazione di via Guicciardini portando quel che restava della famiglia al sicuro.

Quella croce dipinta sul tetto dell' Arcivescovado, semplice scudo di vernice e mattoni, dava l'illusione dell'inviolabilità. Proprio dalla piccola finestra del mezzanino, la famiglia vede arrivare, in quella straordinaria giornata che segna la liberazione della città, camion e camionette stipate di soldati "alleati" che dalla via Emilia hanno imboccato corso Duomo per dirigersi chi in piazza Grande, chi in corso Canalchiaro.

La signora Ines non ci pensa due volte e scende in strada incurante dei pericoli che, comunque, persistono.

Ancora si spara e appollaiati sui tetti dei palazzi circostanti , alcuni militari tedeschi sventolano un fazzoletto in segno di resa.

Ines Tosatti, però, non teme per sé, lei che importunata da un soldato nazista lo aveva schiaffeggiato e che sfollata in campagna aveva fronteggiato due "mongoli" affamati e inferociti. No, la sua vera paura è di non poter rivedere il primogenito, Gaetano, ufficiale dell'Esercito, di stanza nelle Puglie, di cui, da ben due anni, non ha notizie.

Così correndo da una camionetta all'altra mostra, a quanti più soldati può, la foto del figlio con la speranza che qualcuno di loro - provenendo dal sud Italia - lo abbia incontrato. «Lo conosci? Lo hai visto?» urla - ché la sua voce è soverchiata dal rumore dei camion - a quegli uomini che vengono da tanto lontano, parlano un'altra lingua e hanno duramente combattuto e che, vedendola lanciarsi in maniera forsennata tra jeep e camionette, forse la compatiscono. Oppure no, quella donna coraggiosa e angosciata li rimanda alle proprie madri lontane, in attesa, come la signora Ines, di riabbracciare i figli o piangerli.

Quel giovane tenente, però, nessuno lo ha visto e nulla si saprà nemmeno nelle settimane successive. Delusa, ma non rassegnata, questa madre di guerra attende notizie con una tenacia che non l'abbandonerà nemmeno quando, di lì a poco, sarà ricoverata alla clinica Marchetti che oggi non esiste più.

Grazie alla Croce Rossa, iniziano gli appelli per recuperare sia qualche unità di penicillina, sperando così di poterla salvare, che quell'ufficiale di cui, ancora, non si conosce la sorte. "Il tenente Gaetano Carlini viene avvisato che la madre è gravemente ammalata e lo vorrebbe rivedere".

Per la penicillina nulla si poté; il giovane ufficiale, invece, venne, finalmente, rintracciato. Fu una corsa contro il tempo: partì da Brindisi con mezzi di fortuna e dopo quindici giorni, raggiunse Modena. Quasi irriconoscibile e stremato per i patimenti subiti, fu accompagnato al capezzale della madre e solo in quell'istante, per Ines Tosatti, la guerra finì davvero.

Aveva atteso il ritorno del figlio resistendo con tutte le forze rimaste e pochi giorni dopo averlo riabbracciato, sapendolo vivo e al sicuro, si spense.

(1, continua)

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