Gazzetta di Modena

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Modenese denudata e umiliata alla dogana svizzera

di Valentina Corsini
Modenese denudata e umiliata alla dogana svizzera

Incredibile episodio al rientro da un viaggio a Londra e Parigi per la studentessa Maye Kakisingi nata e residente a Modena

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MODENA Chiusa a chiave in una stanza, perquisita da capo a piedi e denudata dei suoi abiti -biancheria intima inclusa - in quello che doveva essere un semplice controllo documenti alla dogana della "civilissima" Svizzera, a Ginevra, di ritorno da un viaggio all'estero. No, non è la trama di un film d'azione sulla cattura di qualche criminale ricercato dall'Interpol, ma la disavventura -reale- vissuta da una ragazza di colore modenese la settimana scorsa.

IL VIAGGIO Maye Kakisingi ha 28 anni, è nata e residente a Modena, dove studia all'università, ed è cittadina italiana a tutti gli effetti fin da quando al compimento della maggiore età ha richiesto -e poi ottenuto- regolare cittadinanza nel nostro Paese. Agli inizi del mese scorso, per non gravare eccessivamente sulla famiglia essendo studentessa, ha deciso -come tanti giovani italiani e modenesi fanno- di soggiornare un mese all'estero per sondare il terreno delle possibili offerte lavorative. Ha trascorso dapprima due settimane a Londra, e poi si è trasferita a Parigi ospite di alcune cugine che risiedono nella capitale francese. Tutto poteva immaginarsi, tranne che il viaggio di ritorno in pullman dalla Ville Lumière verso l'Italia, si sarebbe trasformato infine «nella disavventura più umiliante della mia vita».

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LA FRONTIERA SVIZZERA «Mercoledì scorso, il pullman su cui viaggiavo per tornare in Italia, è stato fermato alla dogana svizzera di Ginevra per un controllo documenti -racconta Maye- come gli altri passeggeri ho consegnato quindi la mia carta d'identità ai poliziotti saliti a bordo del mezzo. Quando dopo un'ora ci hanno restituito i documenti però, mi hanno chiesto di scendere perché asserivano di aver trovato tracce di cocaina sulla mia carta d'identità, insieme ad alcune irregolarità nei miei dati. A quel punto sono stata fatta scendere, e mi hanno passato su mani e braccia una specie di rilevatore per le sostanze stupefacenti che ha segnalato tracce di polvere bianca sul mio corpo. Sono rimasta letteralmente basita. Io non mi drogo né mi sono mai drogata in vita mia. Ma i poliziotti non credevano alle mie parole e così mi hanno chiesto di aprire anche le due valigie che avevo con me. Sono state ispezionate a fondo, ma non trovando droga, mi hanno fatto capire che nutrivano comunque dei sospetti in merito al contenuto, come se io fossi una commerciante illegale di vestiario. Davvero pazzesco».

DENUDATA COMPLETAMENTE Pazzesco a dir poco, ma è nel proseguo del racconto di questa disavventura -già di per sé surreale- che sta la scena maggiormente sconcertante. «Mi hanno portata dentro in dogana chiudendomi a chiave in una stanza insieme a due poliziotte -riprende la Kakisingi- e una di loro mi ha chiesto di denudarmi completamente. Non ha voluto sentire ragioni nemmeno quando le ho spiegato che avevo le mestruazioni. Così mi sono dovuta spogliare e togliere addirittura l'assorbente. Poi, nuda di fronte a lei, sono stata perquisita in tutto il corpo, parti intime incluse. Io sono cattolica, immaginatevi il mio imbarazzo..Non ho mai provato un'umiliazione simile in tutta la mia vita. A perquisizione finita, l'altra poliziotta, che mi aveva controllato la borsa non trovando però nulla, mi ha detto che potevo andare senza che lei, né nessun altro dei suoi colleghi, si sia minimamente scusato con me. Sono tornata in pullman tra le lacrime e l'incredulità dei miei compagni di viaggio che non potevano credere al sopruso subito»

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