Trivelle, voti come alle Regionali
La differenza è solo di tre punti rispetto al 2014, quando crollarono gli elettori alle amministrative
Referendum poco interessanti per i modenesi che hanno disertato le urne? Tutto il contrario, a patto di fare il piccolo sforzo di guardare i numeri dell’affluenza alle urne.
Molto semplicemente da Mirandola a Pavullo gli elettori che si sono espressi sulle trivelle petrolifere in Adriatico sono stati in numero maggiore a quelli che alle scorse elezioni regionali del 2014 sono andati a votare per eleggere il governatore dell’Emilia Romagna. Con buona pace delle forze politiche che si mobilitarono in blocco per ottenere le preferenze dell’elettorato, tutti i candidati messi insieme hanno toccato il cuore, nella scelta politica, al 39,9% dei modenesi. Con il referendum di domenica, e una campagna informativa stentata, i modesi ai seggi sono stati il 37%.
Certo, percentuali ben lontane dalla media del 65,5% dei quattro referendum del 2011, quando si doveva decidere sulla proprietà dell’acqua pubblica e la sua potenziale privatizzazione, sul legittimo impedimento del presidente del Consiglio, sull’affidamento dei servizi pubblici locali ai privati e sull’energia nucleare.
Molta acqua è passata sotto i ponti, ma su certe questioni la sensibilità rimane alta, a prescindere dall’importanza che viene data dal governo piuttosto che dalle opposizioni. Così i modenesi, che hanno sfiduciato la loro classe politica allontanandosi dalle urne per le Regionali, mantengono invece un’attenzione alta ai problemi reali e quotidiani. Mettendo su due colonne i risultati delle regionali e quelli dell’altroieri salta agli occhi lo scarto minimo nei singoli comuni tra le due percentuali: a Carpi 42,2% contro il 40% delle amministrative, a Finale 41 contro 42, a Mirandola 38,7 contro 43, a Sassuolo 37 contro 33.
Il battibecco tra i leader evidenzia invece il personalismo con cui Emiliano viene visto come perdente mentre Bonaccini e soprattutto Renzi vengono visti come i vincitori di una battaglia di Pirro.
«È una vittoria avvelenata - annuncia cupo Giovanni Paglia (Sinistra Italiana) - La consueta furbata di sommari voti contrari e astensionismo ha ottenuto il risultato di far fallire il referendum. Il Pd scommette sull’erosione della democrazia, la cui tutela invece dovrebbe essere un comune interesse. La prova? I 900 mila elettori che hanno votato Sì, ben superiori ai voti che hanno portato Bonaccini sugli scranni della Regione».
Sulla stessa lunghezza d’onda anche il Movimento 5 Stelle. «Il mancato quorum è una sconfitta bella e buona per Bonaccini - ricorda il capogruppo in regione, Gianluca Sassi - Appena insediato promise che avrebbe fatto di tutto per riportare i suoi concittadini a votare. Ma poi, alla prima occasione utile, li ha invitati a starsene tranquillamente a casa: non c’è che dire, una coerenza devastante». E dopo il sarcasmo la stoccata finale: «A questa consultazione hanno votato quasi il doppio di cittadini che lo hanno scelto un anno e mezzo fa. Una delegittimazione continua. E poi il suo gioire per il fallimento di questo referendum è indegno per chi dovrebbe rappresentare un’istituzione e non un partito».
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