Antoine, le avventure del dj colonna delle notti modenesi
Dopo il diploma di geometra, la sua vita è stata musica e intrattenimento «Il primo lavoro con un fornitore di juke box: mi facevo pagare in dischi»
MODENA. Non sei modenese se... non conosci Antoine. Il geometra Antonio Nanni è un personaggio istrionico, dai tanti volti, protagonista della storia del divertimento non solo modenese. Dj, intrattenitore, speaker, direttore di sala, presentatore televisivo sono solo alcune delle attività svolte da Antoine nel corso degli anni.
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È stato lui uno dei primi dj modenesi che ha lavorato alle consolle dei locali più importanti. «Nel 1971, all'età di vent'anni, presi il diploma come geometra - spiega - ma la mia grande passione era naturalmente la musica. Alla fine degli anni Sessanta il punto di riferimento a Modena era il bar Grande Italia dove si ritrovavano i cantanti emiliani. Molti bar però erano dotati di juke box che contenevano i famosi 45 giri. Cercai di conoscere il più grande fornitore di juke box di Modena per aiutarlo ricevendo come compenso dei dischi. Il mio debutto come dj avvenne all'Hotel Estense. Sotto c’era una sala adibita a discoteca perché in quel periodo andavano di moda i night. Le ragazze che vi lavoravano alloggiavano all'Estense. Il lunedì, che era la serata di chiusura dei night, si organizzavano le feste ed io ero incaricato di mettere i dischi».
La strada come dj era stata tracciata. Un giorno Antoine conobbe Fabio, direttore del Kiwi, che lo convinse ad approdare a Piumazzo. Nella sala grande si esibivano le orchestre, mentre nel Kiwino si suonava altra musica. «Per un compenso di un'aranciata e una pizza feci i primi esperimenti come dj - prosegue Antoine - Accadde che molta gente dalla sala grande si spostava al Kiwino e Fabio allora mi disse che era più conveniente pagare un dj e comprare cinquanta dischi, piuttosto che pagare le orchestre».
Così, durante questa sua esperienza al Kiwi, Antoine venne notato da due persone di San Felice che avevano una quota nella nascente discoteca, il Pirana, in provincia di Novara e lo convinsero a trasferirsi da Modena. Poi, una sera entrò al Pirana Andrea Mingardi e questo coincise con un nuovo cambiamento nella vita di Antoine.
«Andrea mi disse che alcuni suoi amici di Sassuolo, già proprietari del Poker e Picchio Verde di Carpi, avevano intenzione di costruire un nuovo locale a Formigine - continua - Serviva un dj che facesse anche animazione. La mia grande caratteristica è sempre stata quella di non essere tecnicamente un fenomeno, ma piuttosto capace di coinvolgere le persone e questo ai gestori piaceva».
In quel periodo, erano gli inizi degli anni '70, ci furono anche i primi tentativi delle radio libere e Antoine cominciò a collaborare con le case discografiche mentre arrivavano in Italia i primi brani d'importazione. Chiusa l'esperienza a Novara, approdò al Picchio Rosso, sempre grazie ad Andrea Mingardi. «Il locale venne aperto il 13 marzo del 1976 con i dj Enzo Persueder e Santino. Tre mesi dopo vi fu un cambiamento alla consolle e il direttore Mario Boni mi diede fiducia insieme a Tommy Life. Più che dj eravamo degli intrattenitori. In quel periodo feci anche un accordo con Punto Radio di Zocca: io davo una copia dei dischi stranieri e in cambio mi sarei occupato di un programma di notte. C'era anche “un certo” Vasco che mi fece sentire i provini dei suoi primi lavori e mi chiese anche se me la sentivo di fargli da manager per promuovere le sue canzoni. Io gli risposi: ma chi vuoi che ci dia dei soldi».
Lo spostamento di Antoine tra una discoteca e l'altra non era ancora terminato. I gestori del Picchio Rosso infatti presero in gestione la Bussola di Viareggio ed avendo bisogno di un uomo di fiducia spedirono Antoine in Versilia. Erano anche gli anni in cui nascevano le prime televisioni private e lui iniziò a collaborare con Mediaset in un programma cabarettistico. Il dj animatore non volle trasferirsi definitivamente a Milano e fece ritorno a Modena approdando al Charlie Max, dove si riunivano gli atleti, specialmente quelli della pallavolo.
«Una sera Bertoli, Vullo e Bernardi - conclude - mi dissero che in America durante le gare di beach volley c'era sempre una animatore e mi chiesero di trasferire la formula al Palapanini. Coinvolto anche dal Modena calcio, mi tuffai nel mondo dello sport. Collaboravo anche con Radio Stella, Telemodena e Teleradiocittà. Insomma ho visto passare tante mode. Anche la nascita delle birrerie ha contribuito alla morte delle discoteche. Ogni tanto c’è qualche festa remember, ma preferisco non andarci per non rovinare un periodo bello della mia vita. Indietro non si può tornare e quei tempi ormai sono solo ricordi».
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