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Gruppo Fini, tortellini da Ravarino alla Cina

di Gabriele Farina
Gruppo Fini, tortellini da Ravarino alla Cina

L’Ad Ghia ha svelato i segreti della produzione dopo i grandi investimenti per rinnovare la sede di via Confine: «Si lavora 24 ore per puntare all’estero»

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Da Ravarino alla Cina, innovando nella tradizione. È la sfida del Gruppo Fini. L’azienda di via Confine ha aperto ieri le porte allo stabilimento, rinnovato con 6,3 milioni di euro di finanziamento più un milione ricevuto dalla Regione dopo il sisma. La sede storica di “Le Conserve della Nonna”, azienda controllata dal gruppo, è diventata la nuova “casa” per la produzione di tortellini e altro. La produzione a mano ormai è superata e i clienti possono essere raggiunti anche via Amazon. Oltre alle tre linee di produzione ve n’è una quarta per le sperimentazioni. Nasceranno varietà “verdi” e “rosse” richieste all’estero. Espandersi dai confini nazionali pure con la pasta fresca è uno degli obiettivi aziendali.

«Con Le Conserve della Nonna siamo arrivati al 20% - ha riconosciuto Andrea Ghia, Ad del gruppo - e la percentuale è in aumento. Su Fini è più bassa ma con l’aiuto della fabbrica punteremo decisamente sullo sviluppo estero. Si lavora molto sul mercato privato, quindi è necessario avere un marchio e una produzione».

Il gruppo, di cui è entrato a far parte nel 2014 anche Greci, ha già avviato operazioni di “local intelligence” oltre i confini nazionali. I Paesi in cui sono stati avviati gli studi sono Stati Uniti, Germania e Inghilterra. In Cina ci sono «grossi clienti» per Greci e Le Conserve della Nonna, sorta nel 1973 a Ravarino. La prima ditta, focalizzata sulla ristorazione specializzata, ha uno stabilimento produttivo in Spagna. Nell’immediato, tuttavia, non si prevedono siti di produzione fuori Italia per Fini. Sono già giunte richieste per varietà particolari di pasta. Per esempio, tortellini cotto e basilico o tortelloni con ripieno al pesto. Ghia ha spiegato che non intende venir meno a tre capisaldi del marchio nato a Modena nel 1912: «Sono l’autenticità del marchio - dice Ghia - e delle materie prime; le etichette pulite e “free from”, ovvero come fatte in casa; prodotti buoni ed equilibrati».

Il nuovo impianto si estende per 20mila metri quadrati. I reparti, divisi in compartimenti stagni, sono descritti da Cristina Galli, responsabile per la qualità. I dettagli sembrano fare la differenza: dalle scelte delle materie prime («le migliori») alle buste di colore blu che s’incontrano presso la macchina tritacarne. «Così si evidenziano subito “intrusi” eventuali», ha spiegato Galli. Lo stabilimento produce “h24” dal lunedì al venerdì. Si va a pieno ritmo nella fase natalizia («per noi da novembre a gennaio», ha ripreso Galli). L’ultima fase, ogni volta, è la pulizia. Il personale ha camici e cuffie. Basta che la confezione di pasta sia più pesante di dieci grammi per essere scartata, che vi sia una presenza di metallo per essere eliminata. Per la pasta fresca meglio materie prime locali; per le conserve non sempre è vero. Un esempio? Le albicocche dall’Ungheria «perché hanno mantenuto l’autentico sapore», come spiegato dalla guida. Il laboratorio di controllo della qualità evidenzia che c’è un’analisi dietro la produzione. I controlli della temperatura sono importanti, come quelli dell’acidità.

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