Mafia a Brescello, sciolto il Comune
E' la prima volta in Emilia Romagna. Decisione presa dal ministro Alfano. Accertate forme di condizionamento della vita amministrativa da parte della criminalità organizzata
BRESCELLO (Reggio Emilia). A Brescello, poco più di cinquemilacinquecento abitanti nella bassa reggiana, sono «state accertate forme di condizionamento della vita amministrativa da parte della criminalità organizzata». La sintesi è nel comunicato del Consiglio dei Ministri che ha accolto la proposta del ministro dell'Interno Angelino Alfano, a propria volta sollecitato in questa direzione dalla relazione conclusiva della commissione di accesso prefettizia. Brescello non sarà più solo il paese dei film che hanno portato sullo schermo le opere di Giovanni Guareschi con le storie di don Camillo e Peppone.
Ecco la mappa dei beni confiscati realizzata da Confiscati Bene (dati dell'Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati)
Sarà il primo Comune sciolto per mafia nella storia dell'Emilia-Romagna. La mafia in Emilia, come accertato dalle inchieste della Dda di Bologna, è la 'Ndrangheta, in particolare le ramificazioni della cosca Grande Aracri. A Brescello vive Francesco, fratello del boss Nicolino e condannato in via definitiva per mafia. Una persona «gentile, educata e che ha sempre vissuto a basso livello», disse di lui Marcello Coffrini, fino allo scorso gennaio sindaco sostenuto dal Pd. Parole che furono riprese in un filmato della web tv Cortocircuito e che a settembre 2014 scatenarono un forte clamore, tanto che Coffrini rassegnò figurativamente le sue dimissioni, sapendo che la sua maggioranza non le avrebbe accolte.
Nel giorno della discussione in consiglio comunale, il 29 settembre, fu organizzata una manifestazione in piazza a sostegno del primo cittadino. Si rivelerà un autogol: proprio l'iniziativa rappresenterebbe un elemento a favore dello scioglimento. In piazza, infatti, comparvero anche i figli di Francesco Grande Aracri e molti parenti. Le dimissioni furono rigettate, come previsto, ma la vicenda attirò l'attenzione. Un'attenzione che avrebbe portato alla nomina della commissione di accesso. I carabinieri, infatti, avviarono accertamenti che culminarono in un'informativa consegnata al prefetto Raffaele Ruberto. Da lì, partì l'iter per la commissione d'accesso e a giugno 2015 ci fu l'insediamento dei commissari. Risultato, oltre 300 pagine, secretate, in cui si parlerebbe tra l'altro di appalti sospetti e di dipendenti pubblici legati a famiglie in odor di 'Ndrangheta. Elementi idonei per la richiesta di scioglimento, avanzata dal prefetto Ruberto al Viminale. Nel frattempo, a fine gennaio scorso, il sindaco Coffrini è stato spinto dal Pd alle dimissioni, nei giorni in cui erano esplose le polemiche sulle presunte infiltrazioni a Quarto, comune campano a guida 5 Stelle.
Le dimissioni di Coffrini hanno portato alla nomina di un commissario straordinario in previsione delle elezioni di giugno. Elezioni che saranno annullate quando ci sarà il decreto del presidente della Repubblica e la pubblicazione in gazzetta ufficiale dello scioglimento: a quel punto Brescello sarà retto per 12 o 18 mesi da tre commissari. Il loro compito sarà risanare il paese per farlo ripartire da zero. Un pò avvenne come dopo la guerra, come nel mondo piccolo, ora sfregiato.
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