Non stuprò: lo salva la prova Dna
Dopo cinque anni è stato assolto, sarà processato un 26enne ancora latitante
A cinque anni dai fatti è stato assolto dall’infamante accusa di aver violentato una donna, in questo caso una giovane prostituta brasiliana, che avrebbe poi anche rapinato. A scagionarlo è stato l’esame del Dna applicato su un preservativo recuperato subito dopo il fatto: il profilo genetico nel seme non è compatibile con il suo. Rinviato invece a giudizio l’altro imputato, oggi latitante, perché il suo profilo Dna coincide.
È quanto è emerso ieri mattina al termine dell’udienza preliminare davanti al giudice Eleonora Pirillo per un caso risalente al febbraio 2011. Un caso grave, uno stupro vero e proprio perpetrato da due giovani nordafricani su una prostituta 25enne brasiliana che solo uno dei due conosceva.
Come riferito dalla vittima, che riceveva i clienti in un “noto” condominio di via San Faustino, una sera all’ora di cena a suonato il campanello dell’appartamento. Quando la donna ha aperto hanno fatto irruzione due giovani. Uno era un cliente con il quale aveva avuto un rapporto a pagamento qualche giorno prima e l’altro uno sconosciuto.
Ma i due non erano venuti a “consumare”. Infatti l’hanno braccata, immobilizzata e violentata in due lasciandola sotto choc. Non soddisfatti del gesto criminale, l’hanno anche rapinata facendosi dare 500 euro.
Le descrizioni della ragazza hanno indirizzato le forze dell’ordine verso una rosa di possibili autori dello stupro. Così, quando le hanno mostrato le foto, lei ha riconosciuto subito i due tunisini residenti a Modena: un 31enne e un 26enne.
Subito dopo il fatto, poi, sui disposizione del pm Enrico Stefani, la Scientifica era andata sulla scena del crimine e in un cestino, su indicazione della stessa vittima, aveva raccolto alcuni reperti da laboratorio importanti: i fazzoletti e i preservativi usati dai due.
L’analisi del Dna però ha dato risultati differenti. Così ieri mattina davanti al giudice il 26enne, oggi latitante, difeso d’ufficio dall’avvocato Massimo Porta, è stato rinviato a giudizio perché risulta che il profilo del Dna prelevato è compatibile con il suo. L’avvocato Erika Mantovani, difensore del 31enne, ha invece sostenuto l’estraneità del suo assistito e ha chiesto al giudice un processo abbreviato condizionato alla lettura della relazione dell’esperto che ha svolto la comparazione genetica. È risultato che il Dna del 31ennenon è mai compatibile con quelli rilevati tra i reperti trovati nel cestino. Non solo, quella sera il 31enne era lontano dall’appartamento pur abitando nello stesso condominio e conosceva solo di vista l’altro imputato. Il giudice lo ha assolto.
Carlo Gregori
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