Carpi, pesta moglie al sesto mese e muore bimbo: patteggia
Camionista la picchia con schiaffi, pugni e cinghiate davanti alla figlia di 3 anni che resta ferita per proteggerla. La donna fugge da casa ma poco dopo abortisce
Schiaffi, pugni e anche cinghiate: quel giorno ha dato delle botte così forti alla moglie che c’è finita in mezzo anche la figlia di soli tre anni, rimasta ferita per proteggere la mamma. E in conseguenza di quel pestaggio, la donna ha perso il figlio di sei mesi che portava in grembo.
Il marito violento, un marocchino 32enne difeso dall’avvocato Davide Ascari, ieri ha patteggiato davanti al giudice Eleonora Pirillo una pena di sedici mesi di carcere. Era imputato per maltrattamenti aggravati e continuati, lesioni e anche per l’interruzione di gravidanza conseguente alle sue violenze.
Si può discutere se si tratta in qualche modo di un infanticidio, ma un aspetto altrettanto grave emerso in questa vicenda accaduta in un appartamento a Carpi nel 2012 è la violenza abituale contro la coniuge.
L’imputato è un camionista marocchino, lavoratore integerrimo davanti a colleghi e clienti, ma un uomo che evidentemente sfogava la tensione e la rabbia a casa con la moglie connazionale 32enne, casalinga e mamma all’epoca di una bambina di tre anni. Non c’entrano niente l’islam o qualche tradizione nordafricana, come di solito si dice, ma si tratta di un semplice caso di maschilismo brutale della specie più tipica.
Dal 2009 al 2012 la violenza in famiglia è stata crescente. Prima qualche schiaffo, poi schiaffi e pugni e alla fine pestaggi.
Nel 2012 l’episodio più grave e anche quello che ha posto fine alla famiglia.
Un giorno, per motivi non chiari, il camionista torna a casa e, dopo un immediato litigio, aggredisce la moglie. La picchia in maniera brutale davanti alla bambina che piange e corre a proteggere la mamma.
Un ceffone violento rimbalza sulla piccola che cade a terra e resta ferita. Verrà poi medicata con una prognosi di dieci giorni. Ma nel frattempo l’uomo continua a pestare la coniuge che è in attesa di un secondo figlio, un maschietto al sesto mese di gravidanza. Le botte a mani nude e con una cinghia sono così violente che la donna tramortita scappa da casa e trova rifugio nel Centro contro la violenza alle donne di Carpi che le darà una sistemazione dignitosa interessandosi al suo caso. Ormai la famiglia non esiste più: lei ha deciso di non sopportare mai più un altro pestaggio. Pochi giorni dopo, per lo choc avviene la tragedia: perde il bambino in grembo. Un aborto “spontaneo” che, secondo gli investigatori, è riconducibile al pestaggio. Ora ha patteggiato.
Nel frattempo la moglie lo ha “perdonato”, aspetta un altro figlio e sono tornato a vivere insieme cercando di rimettere in piedi una vita coniugale andata a pezzi.
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