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Ciclabile Giardini, il paradosso: «Con gli stessi soldi si poteva arrivare su viale Amendola»

Ciclabile Giardini, il paradosso: «Con gli stessi soldi si poteva arrivare su viale Amendola»

Giorgio Castelli - presidente Fiab - critica la scelta progettuale del Comune, evidenziando mancanze tecniche e dispendio di soldi pubblici

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MODENA. Giorgio Castelli - presidente Fiab - sfatiamo un mito: siete o non siete contro le auto?

«Noi non siamo il partito delle piste ciclabili e nemmeno quello contrario alle auto. Semplicemente chiediamo da tempo che vengano realizzate sulle strade di maggior traffico. Noi pensiamo che le biciclette i ciclisti abbiano gli stessi diritti degli automobilisti. E non possiamo penalizzare qualcuno per favorire un altro. Vogliamo solo che si parta alla pari e che nessuno venga sfavorito. Un esempio? All’inizio dell’attraversamento del Gallo, dove parte la ciclabile da viale Tassoni, ci sono due attraversamenti in quindici metri con tempi semaforici diversi: ci si ferma in un piccolo spiazzo con pedoni e ciclisti che provengono da entrambi i versi. E i pedoni sono certamente i più sfavoriti. C’era tutto lo spazio per far convivere tutti semplicemente disegnando il tracciato in modo più naturale».

Come possono coesistere biciclette e auto?

«Io penso che non vadano penalizzate le auto, ma vada ridotta la loro velocità. In una strada come Jacopo Barozzi, larga e alto scorrimento, si potrebbe utilizzare il sottostrada senza togliere posti auto e con poco investimento avremmo una ciclabile. E ci sarebbe anche lo spazio per rimettere viale Barozzi a doppio senso: la velocità si ridurrebbe e l’attuale impianto semaforico con svolta a destra in direzione Maranello avrebbe ancora meno senso perchè i flussi di auto non necessitano di questo stop forzato. Come vedete siamo anche a favore delle auto».

Ma questa ciclabile vi convince?

«Siamo stati fortemente critici per le soluzioni che sono state adottate. Certamente più dispendiose ma anche molto meno sicure. Ci sono filette che delimitano i tratti che raggiungono anche i 15 centimetri di altezza da terra. Pensiamo a cosa può succedere a un bambino se tocca una filetta di granito col pedale? O cosa può succedere a un disabile? È pericoloso comunque per tutti, si doveva fare più attenzione. Poi ci aggiungiamo anche l’aspetto economico: granito e cubetti sono i materiali più costosi, se si fosse utilizzato semplicemente del cemento ci sarebbero stati i soldi per arrivare fino a viale Amendola».

Un’occasione persa?

«Sì, avremmo servito altre attivit, le scuole medie Guidotti e tutto ciò che si sviluppa nelle piccole laterali. Con gli stessi soldi si sarebbero potute realizzare due ciclabili e tutti ne avrebbero beneficiato».

Era quello che diceva il vostro progetto. Che fine ha fatto?

«Promessa non mantenuta. Il nostro progetto avrebbe portato meno disservizi. Risparmiando sulle finiture avevamo proposto di sistemare il tratto tra via Della Pace e il comando della Polizia Stradale con un collegamento ciclabile che avrebbe solamente fatto pulizia rispetto a tutte le auto che oggi parcheggiano lì abusivamente. Da via Lana a Carlo Sigonio edicola e parcheggi si sarebbero spostati in avanti per la soddisfazione di tutti».

Servirà questa ciclabile?

«Il Comune di Modena ha pensato di utilizzare qui i finanziamenti per ridurre l’inquinamento, ora la domanda è: pensate davvero che questa pista porterà più persone ad utilizzare la bicicletta? E come facciamo a sapere se funzionerà? Sono stati fatti dei rilevamenti per capire in quanti la utilizzavano prima e quanti la utilizzeranno? Usare adesso la pista mi darà maggiore sicurezza ma il mio percorso sarà uguale, veloce e agevole come sulla strada? Sarò incentivato?». I dubbi, tanti, restano. (d.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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