Gazzetta di Modena

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Finale abbraccia Ferioli In trecento per salutarlo

di Francesco Dondi
Finale abbraccia Ferioli In trecento per salutarlo

La cittadina reagisce alla bufera giudiziaria che ha travolto sindaco e ex giunta. Il segretario comunale impone la discussione a porte chiuse e scatta la protesta

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FINALE. Erano in 300, tutti arrivati per salutare il sindaco Fernando Ferioli, finito al centro di un’inchiesta giudiziaria che di fatto ha portato all’azzeramento della Giunta. Ma quei 300, al di là dei colori politici, hanno scelto, attraverso un tam tam senza l’uso dei social network, di ritrovarsi prima del Consiglio comunale per far sentire la loro vicinanza al sindaco, amico, finalese.

E gli hanno tributato oltre cinque minuti di applausi, cori d'incoraggiamento e abbracci di cui un paio molto forti con il suo ex assessore Fabrizio Mengoli e con la moglie Eva. Ferioli ha cercato di trattenere la commozione, ma quella dimostrazione d’affetto gli ha dato coraggio, risollevandolo per un attimo dai pensieri quotidiani. «Vi voglio bene - ha urlato - porterò sempre dentro di me questo momento». E mentre i palloncini colorati volavano in cielo, e all’esterno venivano esposti (in una manifestazione parallela) striscioni contro la Cispadana, il sindaco è entrato nell’arena del Consiglio.

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Il primo cittadino ha parlato subito di rispetto, verso la magistratura e i carabinieri, ma lo ha invocato anche per se stesso visto che «si è finiti sui giornali con nomi e cognomi quando nessuno è stato giudicato ladro e farabutto. Per questo non mi ricandiderò per evitare altri problemi alla città o, se fossi condannato, vedere Finale commissariata come impone la Legge Severino. La mia avventura politica finirà il 5 giugno, ma fino a quel momento continuerò a rappresentare e a chiedere rispetto per Finale. Non voglio mettere in difficoltà nessuno, tantomeno bloccare il Comune dove sono nato e che amo. Sono orgoglioso di ciò che è stato fatto, noi non ce ne andiamo avendo fatto dei danni alla comunità, ma avendo costruito il futuro con scuole, strade e biblioteche».

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Altri applausi dal pubblico che poco dopo, però, viene spiazzato da una comunicazione del presidente del Consiglio, Michele Scacchetti, imbeccato dalla segretaria comunale, Natalia Magaldi, anche lei indagata dalla Procura di Modena. Prendendo alla lettera il regolamento del Consiglio, che prevede la seduta segreta «quando siano introdotte valutazioni sulla moralità, correttezza, e comportamenti di persone» fa sgomberare l’Aula.

Le proteste si levano forti dai banchi dell'opposizione: «Colpo di Stato», inveisce Maurizio Poletti mentre Sandro Palazzi, candidato sindaco del centrodestra, invita i cittadini a farsi sentire perché «questa non è democrazia». All’esterno Poletti ha un duro scambio di battute con alcuni finalesi. «Volevamo discutere, davanti alla gente di cosa è accaduto in questi anni ma ci è stato negato: è una vergogna». Anche Ferioli resta esterrefatto: «Per me non c'erano problemi a far ascoltare i cittadini, ma non sono io a decidere».

La gente sfila e se ne va, le critiche politiche resteranno secretate in Consiglio ma sono comunque note: affidamenti, assenza di determine e mala gestione amministrativa, quello già scritto dai commissari prefettizi.

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