Gazzetta di Modena

Modena

Vascomania

«Il rock, rabbia e dolcezza per svegliare le coscienze»

«Il rock, rabbia e dolcezza per svegliare le coscienze»

La lunga intervista al Parco della Musica di Roma davanti a quasi tremila fan Dagli inizi, in piazza Maggiore a Bologna, ai prossimi concerti nella capitale

7 MINUTI DI LETTURA





Divertito, loquace, disposto a raccontarsi “a cuore aperto” davanti a quasi tremila persone. E se il passaggio col botto della lunga intervista, “diretta” da Gino Castaldo ed Ernesto Assante, all’Auditorium Parco della Musica di Roma, è stato l’annuncio dell’evento che si terrà a Modena nel 2017, per festeggiare i suoi 40 anni di carriera (vedi articolo a fianco), le due ore che Vasco ha regalato ai suoi fan (i fortunati presenti a Roma e tutti quelli che hanno seguito la diretta streaming) sono state un po’ il compendio della sua vita di artista e di uomo raccontata con onestà e ironia senza glissare su nessun argomento. Ed ecco, dunque, il “Vasco-pensiero”, fin da quel primo concerto, in piazza Maggiore a Bologna quando si ritrovò da solo sul palco.

LA PRIMA VOLTA. «Piazza Maggiore era il luogo in cui si incontravano tutti gli alternativi, quelli che allora si chiamavano fricchettoni e che, se non gli piacevi, ti tiravano anche una birra. Ballandi, perché l’dea fu sua, mi aveva organizzato un concerto con il gruppo di Dalla, gli Stadio. Ma all’ultimo momento Dalla non diede loro il permesso e io mi ritrovai da solo. Così chiamai tutti i miei amici, Solieri, Maurizio Lolli, Guido Elmi alle congas, Riva, il grande Riva... Eravamo di più sul palco di quelli che erano giù. I fricchettoni si ritirarono senza tirarci nulla addosso e io allora pensai che il nostro era un successo, un successo della Madonna...».

SIAMO SOLO NOI. Ci sono canzoni che nascono così “già con le parole” ed altre che hanno genesi più complesse. Vasco racconta come è nata “Siamo solo noi”. «Ero andato a fare un concerto vicino a casa, a Pavullo. E ci tenevo molto. Mentre canto, faccio la rockstar e siccome le rockstar “volano” sul palco, io salto e volo sulle spie rovinando per terra. Faccio finta di niente, risalgo e finisco il concerto. Ma dopo ero incazzato nero, piangevo dalla rabbia. Così tornai a casa, presi la chitarra e venne fuori “Siamo solo noi” che era la reazione a quello che mi sentivo sempre dire anche da mia madre: “sei solo te che fai così, guarda la figlia di, il figlio di...”. È stata una risposta dalla nuova generazione alla vecchia per dire “non mi rompere, vedrai che me la cavo...” come ve la caverete tutti voi» conclude Vasco rivolto alla platea.

PROVOCAZIONE ROCK. Allo scrivere canzoni Vasco dice di aver sacrificato tutto, famiglia amici... ma il vero credo è il rock. Ecco le sue parole. «Sono cresciuto ascoltando i cantautori degli anni Settanta, De Andrè in particolare. Io sono profondamente italiano e aver dato credibilità al rock italiano è la mia più grande soddisfazione. Ho scelto il rock perché è una grande forma di comunicazione, è uno strumento che permette di esprimere rabbia ma anche dolcezza insieme, è una provocazione, è sesso, sesso sublimato. Il rock sono, in senso assoluto, i Rolling Stones. Quando vedo Mick Jagger e Keith Richards, vedo lo sberleffo. Si gioca a fare le rock star, ci si veste in un modo in cui non ci si vestirebbe mai. Ma questo per provocare le coscienze. Credo sia un compito dell’artista. All’inizio io venivo preso sul serio, la gente non capiva la mia ironia e quindi equivocava il mio messaggio. Poi le cose sono cambiate. Il rock serve a tenere sveglia la coscienza, sennò ci si addormenta e allora si subisce di tutto. E allora si diventa un popolo che può essere governato... Mah, meglio mi fermi qui».

LA POLITICA. Ma gli intervistatori incalzano. E allora Vasco “cede” e dà la sua idea di politica. «Politica è una parola che rispetto ma va fatta militando e da persone oneste. Una persona che fa politica, ad esempio, non dovrebbe avere problemi di privacy perché non te lo ha ordinato il medico di farlo. Sei stato eletto ed hai preso un impegno nei confronti dei cittadini. Io, comunque, seguo la politica ma in maniera tiepida, un po’ come il calcio. Anche perché non esiste il partito delle rockstar».

IL RAPPORTO CON I FAN. Ma esiste invece il “partito dei fan”: fan che Vasco rispetta e sente molto vicini. «La parola fan è riduttiva per il nostro rapporto. Un rapporto cominciato nel ’77. Io racconto le cose che sento, confesso anche le mie debolezze e loro se le trovano dentro perché le hanno già. Con i miei fan, insomma, c’è un rapporto di affinità, di affinità elettiva e di grande responsabilità. Dico quello che direbbero loro se avessero lo strumento che ho io, sono la loro voce, la voce di chi non ha voce, anche se noi artisti non abbiamo un potere politico. Però abbiamo il potere dell’illusione, viviamo di illusioni e sappiamo che ci fanno stare meglio perché la realtà è dura, a volte brutta, e le illusioni aiutano ad affrontarla».

POTERE DELLE CANZONI. La poetica del Blasco è vasta e non sempre è stata compresa.Almeno non da subito. «Negli anni Ottanta sono stato spesso nel mirino. Addirittura alcuni mi sputavano per la strada dicevano che ero quello che aveva portato la droga ai ragazzini, un’ immagine che faceva schifo pure a me. In realtà io raccontavo solo il mondo com’era. Gli artisti parlano di cosa c’è attorno a loro, non lo influenzano di certo. E a volte lo fanno in un modo che sono convinti di capire solo loro. Poi scoprono che non è così. Quando ho scritto Toffee, ad esempio, volevo scrivere una canzone che non dice niente per vedere se, in realtà, alla fine, la storia arrivava lo stesso. E così è stato, così ho scoperto che se lasci dei vuoti, dei silenzi, anche quando parli, poi ognuno li riempie con la propria immaginazione. E vengono fuori cose straordinarie».

LO STUPORE DI SALLY. Già cose straordinarie come le “canzoni al femminile” di Vasco. Veri capolavori. «Credo che tutti gli uomini abbiano una parte femminile e io credo di averla particolarmente sviluppata. Sono cresciuto in mezzo alle donne, mia madre, la tata, tante zie... Eppoi le donne mi sono sempre piaciute molto. Così quando ho scritto canzoni di donne, in fondo, parlavo anche di me. Parlando al femminile puoi dire cose che non potresti mai dire da uomo. Quando ho scritto “Sally” raccontavo di una ragazza, sui 35 anni, che ha già visto tutto, che è già passata attraverso tutto. Allora pensavo che la canzone della mia vita fosse già stata scritta, che fosse “Vita spericolata”. E invece quando è arrivata “Sally” sono rimasto allibito; ringrazio il cielo e la chitarra per avermela data, un po’ come Maradona ringraziava il cielo e il pallone».

LA SCOPERTA DELLA SOFFERENZA. Non poteva mancare nelle due ore di intervista a Vasco un accenno al brutto momento passato qualche anno fa quando, dicono gli intervistatori “tutti ti davano per morto”. «Io non ero mai stato ammalato prima nella mia vita. Al massimo tre giorni, nonostante le sregolatezze e tutto quello che ho fatto. Ho spinto molto sull’acceleratore ma sempre con una certa disciplina. E sempre per un motivo. Poi, a un certo punto, sono crollato; dopo tre anni intensissimi di concerti mi è arrivata una botta con un dolore fortissimo. Per quindici giorni volevo solo che qualcuno mi desse una pistola... Ho cominciato a sperimentare cosa era il dolore, un’esperienza talmente forte da avere comune unico pensiero quello di uscirne fuori. Così non me ne fregava niente di tutto quello che si diceva in giro. Io pensavo solo a stare meglio e per farmi forza pensavo che c’era anche chi stava ancora peggio di me, che non potevo mollare. In quel momento, in quei giorni ho scoperto un altro mondo, ho scoperto l’ospedale, gli infermieri, il mondo della sofferenza. Un’esperienza molto forte che ho usato anche per togliermi certe menate che avevo, sai quelle che ti vengono quando stai troppo bene...».

IL RITIRO SPIRITUALE. E a proposito di star bene la chiacchierata al Parco della Musica si chiude all’insegna dei prossimi quattro concerti allo stadio Olimpico di Roma il 22, 23, 26 e 27 giugno. Dice Vasco «Ora comincio la preparazione in vista dei concerti, sia quella spirituale che quella dell’allenamento fisico. Sono uno di montagna, mi piace fare passeggiate. E ora sto per partire per il mio ritiro. Dove? In un posto segretissimo». (r.s.u.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google