La rabbia di centinaia di metalmeccanici
«Rischiamo di non avere aumenti per anni e non ottenere nulla su tutto il resto». Sindacati uniti e pronti ad altre azioni
Oltre cinquecento lavoratori contro il contratto nazionale proposto da Federmeccanica. Bandiere alla mano, fischietti in bocca, ieri hanno presidiato lo spazio davanti a Confindustria Modena raccontando le loro storie.
«La mia azienda ha chiuso - dice Marinella, ex lavoratrice di Castelfranco - e il mio capo s’è impiccato. In trentasette anni non avevo mai visto una situazione così. Ci vuole più democrazia al lavoro. Le pari opportunità non ci sono se non sulla carta». Giudizio confermato da Francesca, lavoratrice della Bassa. «Se il nuovo contratto passa per i metalmeccanici - spiega - può passare per tutte le categorie. I sindacati avrebbero dovuto organizzare una manifestazione di otto ore». Fiom, Fim e Uilm contestano soprattutto il punto sulle retribuzioni. «Non ci saranno aumenti salariali per chi ha paghe base - denuncia Giovanni, lavoratore nel settore da 33 anni - e, trattandosi di soldi, mi sarei atteso più partecipazione. C’è disillusione dopo la riforma Fornero e la modifica dell’articolo 18 dello Statuto. In azienda siamo passati da 40 lavoratori a 20: mai vista una fase così». «Se non otteniamo aumenti con i contratti aziendali - sottolinea Alessandro, metalmeccanico fioranese - non li avremo per i prossimi tre anni». «Da noi circa 300 dipendenti non vedranno un centesimo - riconosce Lucio - c’è bisogno di un patto per avere un minimo sindacale. È anche una manifestazione di solidarietà per gli altri».
Altri sono i punti sul tavolo. «Non dimentichiamo gli appalti - riprende Nicola - e la formazione, che andrebbe fatta con i permessi annui retribuiti. Se passa la presenza effettiva i giorni di malattia non verrebbero pagati. Il Jobs Act ha creato discriminazioni. Se sono licenziato vado dal giudice a fare cosa? Non danno la reintegra e, se perdo, devo anche pagare le spese. I sindacati cosa fanno?».
«Vogliamo un contratto nazionale decoroso», sostiene Alberto Zanetti, segretario Uilm-Uil Modena. Claudio Mattiello, omologo per la Fim-Cisl, domanda «una svolta» a Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria. Altrimenti «le otto ore chieste dai lavoratori potrebbero essere una soluzione». «In caso penseremo ad azioni diverse», anticipa Cesare Pizzolla. Il segretario della Fiom-Cgil legge le adesioni in undici stabilimenti metalmeccanici del territorio. La media è del 78,2% di adesione, con una punta del 90%. Pizzolla ricorda l’aumento a Modena di due milioni di ore di cassa integrazione. «I lavoratori sono dalla nostra parte», riprende il sindacalista. Lo sono anche le tre Confederazioni. Luigi Tollari ribadisce il sostegno di Uil (che rappresenta a Modena e Reggio), Cisl e Cgil. «Renzi sta facendo una politica devastante verso i sindacati - conclude Tollari, ricordando temi aperti come patronati e pensioni - ma non ci riuscirà».
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