I segreti dei Giardini di Modena: meraviglia botanica nata da una discarica
Creati nel 1464 per volontà del duca Ercole d’Este i Giardini ducali di Modena assunsero l’aspetto attuale solo a metà dell’800
MODENA. Non c'è modenese che non abbia un ricordo legato ai Giardini Ducali. Ne abbiamo la prova ogni volta che ne scriviamo, con le miriadi di messaggi che arrivano sui nostri social network. Ma l'essere un luogo molto popolare, non fa automaticamente dei giardini un luogo conosciuto nella sua integrità. Magari ci sdraiamo sotto la grande quercia alta 25 metri, con un tronco la cui circonferenza è di 540 centimetri, senza realizzare di essere al cospetto di uno degli alberi più vecchi della provincia, che ha dato refrigerio con la sua ombra prima ai nobili della corte estense, e poi a tutto il popolo.
Sì perché, i giardini, in origine, erano lo spazio verde privato dei duchi e abbiamo una prima testimonianza della loro esistenza datata 1464, anno in cui Ercole d'Este fece risanare il “campo marcio” (in realtà era il Campo di Marte o campo marzio, l'area che in età romana era dedicata alle esercitazioni militari, ma nel Medioevo venne trasformata nella discarica della città, da qui l'aggettivo “marcio”). Il restyling consistette nella bonifica del terreno retrostante il palazzo ducale, la sua trasformazione in un giardino all'italiana con siepi tagliate a forma di navi, animali mitologici, figure geometriche come volevano i trend dell'arte topiaria del tempo, e furono piantati anche filari di pioppi.
Nel 1598 Cesare d'Este fece ampliare il giardino, arrivando fino al Naviglio situato nell'attuale Corso Vittorio, ordinando la creazione di una grande vasca di 555 metri quadrati nella quale trovarono “ospitalità” pesci ed uccelli acquatici. Anche Francesco I volle mettere mano al giardino, disponendo per una nuova ristrutturazione ad alcuni architetti modenesi (c'è chi dice Avanzini, chi Rainaldi) che inglobarono nell'area verde anche il convento delle Suore Salesiane. Siamo nel 1631, in piena età barocca, quindi anche l'architettura del giardino fu plasmata secondo i dettami arzigogolati del tempo: vennero creati labirinti verdi con giochi d'acqua, vennero collocate nuove vasche e sulla montagnola venne creato un vero e proprio teatro silvestre.
La Palazzina, nota come “del Vigarani”, in realtà potrebbe essere anch'essa opera del Rainaldi, fu terminata nel 1634 ed immediatamente inaugurata con balli e concerti duranti la bella stagione. Non passarono molti anni da un suo restauro nel '700, che interessò soprattutto il corpo centrale dell'edificio. Nel 1758, sul lato orientale, per volere di Francesco III, venne creato l'Orto Botanico che nel 1772 fu dato in “gestione” all'Università in seguito all'istituzione del corso di botanica.
Ma per arrivare all'aspetto odierno, i giardini sono dovuti passare attraverso un altro restauro sostanziale a metà del 1800, con il risultato di uno spazio più logico e ordinato, un mix tra il giardino all'italiana (con siepi, fontane, statue ...) e il giardino all'inglese (strutturato con l'accostamento e l'avvicendarsi di elementi naturali e artificiali, tra cui, grotte, ruscelli, alberi secolari, cespugli, pagode, pergole, tempietti e rovine). Resta grande protagonista da ogni prospettiva e punto di vista, la Palazzina, ancora oggi fulcro di tante attività culturali. Il laghetto e l'aia sono da sempre luogo di ritrovo dei bambini che. accompagnati spesso dai nonni, vanno a portare il pane alle papere e alle galline.
Un tempo c'erano anche i cigni, ma la “leggenda” vuole che siano finiti nella padella di qualche affamato, o di qualche gourmet in cerca di sapori esotici. La “casetta degli animali” è stata oggetto di una vera e propria insurrezione popolare quando, alcuni mesi fa, era stato deciso di raderla al suolo. Questa demolizione non è andata per niente giù ai modenesi che, attraverso Facebook soprattutto, hanno espresso il loro disaccordo accostando lo sparire della dimora dei pennuti dei giardini, al cancellare i ricordi d'infanzia di tanti cittadini. In quei giorni, leggere i commenti ai nostri articoli è equivalso a fare un vero e proprio tuffo nel passato, popolato da leoni in gabbia (i mitici Ras e Lea), ma sempre temuti, da piste per tricicli e interminabili “sessioni” di nascondino, ma anche di gare di barrage con cavalli degni di Piazza di Spagna e gare di bellezza per cagnolini. Un mondo che spesso qualche assessore ha cercato di modificare, non tenendo mai conto, però, di quanto sia potente la forza dei ricordi del passato e il desiderio di crearne per il futuro.
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