Gazzetta di Modena

Modena

La maestra che insegnava sotto le bombe

di Chiara Russo
La maestra che insegnava sotto le bombe

Quando nel 1943 fu chiusa la scuola, lei continuò a fare lezione nella cantina di casa sua, anche quando suonava la sirena

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Austera, ma gentile, vestita di nero, con i capelli raccolti, Delia Adani - per tutti la signora maestra - era riuscita a svolgere il proprio lavoro con serietà e dedizione anche nei difficili anni della guerra, senza cedere alle lusinghe ed ai falsi miti del regime fascista.

Come spesso accade, la memoria rimanda immagini e parole apparentemente banali che hanno, però, attraversato indenni gli anni. Ad esempio, di una sua ex alunna, bambina negli anni '40 divenuta poi ella stessa insegnante, certa che la passione per il suo lavoro le sia stata trasmessa proprio dalla sua antica maestra.

La "prof" ricorda : «Avevo iniziato da pochi mesi la prima elementare quando, nell'inverno del 1943 la Scuola Regina Elena venne chiusa a causa del bombardamento che aveva colpito Modena». Con l'incoscienza e spensieratezza propria dei bambini, l'evento viene salutato dalla scolaresca come l'esaudimento di un sogno. I piccoli alunni pregustano interminabili ore di vacanza da dividere tra i giochi con gli amici e gli amati libri d'avventura allora immancabili nella vita dei bambini. Trascorrono pochi giorni e il sogno svanisce quando i padri di alcuni di loro dispongono categorici: «Da domani si va a scuola dalla maestra».

Delia Adani, ottenute le dovute autorizzazioni, aveva infatti allestito, nella cantina della sua abitazione in Via Guerrino Guerrini, a Modena, una piccola aula scolastica con tanto di banchi e calamai.«Io sono pagata dallo Stato e ho il dovere di continuare ad insegnare», aveva spiegato ai genitori dei suoi alunni.

Quella prima elementare non si ricostituì completamente, ma al piccolo gruppo di scolari la maestra Adani insegnò sempre con metodo ed autorevolezza come se non ci fosse la guerra. Riuscì a creare un'atmosfera di serenità nonostante il suono dell'allarme aereo, lacerasse, spesso, la concentrazione di quella sparuta scolaresca che capì, ben presto, come quella strana, terribile, situazione che la guerra obbligava loro vivere, non gli avrebbe fruttato alcuno sconto. La guerra - spiegava la signora maestra - non doveva essere un alibi per non studiare per non fare il proprio dovere.

Una mattina, un'alunna arrivò in classe a lezione già iniziata dimenticando di bussare entrò affannata ma, raggiante perché aveva un dono per la sua maestra. Tra le mani teneva, quasi fosse una reliquia, una bottiglietta di olio d'oliva, vera rarità per quei tempi, giunto miracolosamente dal Sud. Con ferma gentilezza la maestra si rivolse alla bambina : «Nessuno ti ha detto di entrare perché non hai bussato e non hai chiesto permesso e scusa per il ritardo». La piccola scolara spiegò che per paura di rompere la bottiglietta aveva camminato il più lentamente possibile. Delia Adani con il suo tono impeccabile le rispose : «L'olio è importante, ma l'educazione lo è di più. La guerra non ci può rendere incivili». La maestra insegnò ai suoi alunni come il rispetto per la democrazia, passi anche attraverso il rispetto delle regole, anche quelle apparentemente più banali .

Delia Adani guidò la sua piccola classe attraversarono i due anni più difficili della guerra portando i suoi piccoli scolari fino alla Liberazione.

Nell'estate del 1945, proprio dietro la chiesa di San Vincenzo, a Modena, si tenevano corsi speciali per permettere agli alunni di regolarizzare la posizione scolastica affrontando un piccolo esame per l'ammissione alla terza classe. Nell'anno scolastico 1945-46, la maestra Adani rimase poco con la "sua" quarta classe. Lei, laureata al Magistero, venne promossa al Provveditorato. Accettò la nomina, ma a malincuore perché le dispiaceva lasciare quei bambini che avevano dovuto convivere con un'esperienza di vita drammatica qual è la guerra.

Oggi sono profondamente cambiate sia la didattica che la formazione degli studenti, eppure la maestra Adani un esempio, forse modesto, senz'altro oscuro, lo ha lasciato se c'è chi ricorda ancora i suoi insegnamenti e ha cercato di trasmetterli alle nuove generazioni, come quando in quei terribili anni di guerra spiegava ai suoi alunni: «La libertà è il valore più grande: siatene degni!».

(2, continua)

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