La white list “costa” 50mila euro
L’Antimafia indaga sulla Safi e sui soldi pagati dalle due aziende
Tra la Bianchini Costruzioni di San Felice e la F.lli Baraldi di Staggia c’è più di una convergenza. Entrambe escluse dalla white list, hanno cercato di intraprendere la stessa strada - suggerita da qualcuno in Prefettura - per riaccreditarsi agli occhi dell’Antimafia: cambiare il consiglio d’amministrazione. Ai F.lli Baraldi, in modo abbastanza tribolato, funzionò, ai Bianchini no. Ma c’è un’altra coincidenza che fa sospettare gli investigatori: le due aziende della Bassa si rivolsero entrambi ad un’agenzia investigativa, la Safi di Melegnano, per risolvere i problemi. L’azienda, si è scoperto su segnalazione di Carlo Giovanardi a Mario Ventura, si spacciava come accreditata dalla Prefettura per risolvere problemi: cosa non vera. Eppure i due legali della Safi riuscirono ad entrare in Prefettura - uno dei posti più inaccessibili di Modena - in almeno due-tre casi, spacciandosi per legali della F.lli Baraldi, parlando addirittura con il Prefetto. E il provvedimento di riammissione in white list dell’azienda di Staggia fu firmato proprio da Ventura, durante l’interregno di reggenza tra Benedetto Basile e Michele Di Bari.
Ma la cosa che incuriosisce maggiormente i magistrati della Dda è il pagamento fatto dalle due aziende modenesi alla Safi: 50mila euro la F.lli Baraldi e 24mila (dei 50mila concordati) la Bianchini. Dovevano raccogliere prove per riabilitare le imprese, ma il percorso di quei soldi è sospetta. Erano serviti per pagare qualcuno in grado di ribaltare l’esclusione dalla white list? Dubbi, senza risposte. Ma quella Safi, che Giovanardi bollò come “truffatori” parlando con Ventura, non fu mai denunciata, neppure dal Capo di Gabinetto della Prefettura, colui che ridiede “vita” alla Baraldi... (fd)
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