«Quel dentista è spregiudicato»
Le motivazioni della condanna di Corneti per il falso testamento
Un comportamento spregiudicato, che mirava ad un patrimonio ingentissimo. E che ha comunque portato a Lucio Corneti, il dentista del patron della Faac Michelangelo Manini, un importante risultato economico: una percentuale della transazione tra l'arcidiocesi di Bologna e i parenti del defunto imprenditore.
Lo sottolineano le motivazioni della sentenza con cui il giudice del tribunale di Modena Luigi Tirone ha condannato a dicembre Corneti ad un anno e sei mesi per il falso testamento in suo favore, scritto su un modulo di consenso informato dei dati personali.
Manini, morto a marzo 2012, ha lasciato tutti i propri beni, compresa la maggioranza delle azioni della multinazionale dei cancelli automatici, all'arcidiocesi di Bologna, con tre schede testamentarie olografe: ora la Faac è gestita da un trust. Il 20 giugno Corneti consegnò ad un notaio il presunto testamento, datato 16 novembre 2011: così prese parte alla causa civile, chiusa con una transazione tra la curia di Bologna e i parenti di Manini. Nella stessa causa è stata dichiarata la nullità del testamento del dentista.
Dopo aver dimostrato la falsità del testamento a favore di Corneti e aver individuato in lui l'autore, in base alla paziente ricostruzione del pm Enrico Stefani, il giudice nella sentenza evidenzia «l'estrema spregiudicatezza dell'iniziativa delittuosa posta in essere dal Corneti, che non ha avuto esitazioni a formare falsamente una disposizione testamentaria tentando di attribuirla ad una persona che aveva un patrimonio ingentissimo».
L'imputato «si è poi avvalso con altrettanta spregiudicatezza del falso testamento in suo favore per accampare in giudizio diritti ereditari che non gli competevano, e, anche di fronte all'impossibilità di raggiungere il risultato pieno di impossessarsi di tutto il patrimonio relitto da Michelangelo Manini, ha valorizzato il falso testamento al fine di indurre i parenti a renderlo partecipe di una percentuale (tre decimi) dell'eventuale risultato utile che gli stessi avessero conseguito all'esito del giudizio, ovvero attraverso una transazione con l'arcidiocesi».
Dopo la transazione tra i parenti e l'arcidiocesi, per effetto di una scrittura privata del 21 dicembre 2012 l'imputato, osserva il giudice, potrà pretendere dai parenti una quota importante di quanto previsto in loro favore dalla transazione. Il dentista ha insomma ottenuto per sé, con la «spregiudicata falsa formazione della scheda testamentaria, un importante risultato economico». Corneti è stato condannato anche a pagare una provvisionale da 55mila euro all'arcidiocesi, parte civile seguita dall'avvocato Filippo Sgubbi.
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